Una delle cose più difficili da accettare è l’impotenza. Quell’attimo di silenzio che ci precipita addosso quando capiamo che non possiamo più fare niente. Perché quello che sta accadendo non dipende da noi. Perché non si possono controllare le reazioni altrui. Perché la vita prende talvolta una piega inattesa.
E allora si resta a guardare quello che succede. Impotenti. Immobili. Talvolta disperati…
Come una madre che osserva la figlia farsi del male. Che vorrebbe prendere su di sé quel maledetto dolore. Che sarebbe disposta a tutto. Tutto, anche morire…
E invece niente…
Perché non c’è niente da fare. Perché non si può soffrire al posto di un’altra persona. Perché la vita è spesso ingiusta. Perché non c’è una giustizia che possa riparare il male subito. Perché è così…
È così. Punto e basta.
E l’eroismo consiste ad andare avanti lo stesso…
![y1p52nA19CpXJM1xOkfw7LHOQPLsBTXPDx9jGaDE0mu-c1q-VdGedSE3bBT4wsKhlhs[1]](http://marzanomichela.files.wordpress.com/2012/09/y1p52na19cpxjm1xokfw7lhoqplsbtxpdx9jgade0mu-c1q-vdgedse3bbt4wskhlhs1.jpg?w=640)


“Perché non si può soffrire al posto di un’altra persona”
Qualsiasi sia il motivo questa è una grande verità, bisogna capire quando è ora di arrendersi
detto da te è detto benissimo.
lo pensavo oggi mentre visitavo i bambini disabili per l’anestesia…. ti fermi e ti rendi conto che il massimo che puoi fare è provarci… provare ad alleviare le loro difficoltà in un momento così delicato. e tanto non basta mai. stimo chi riesce ad andare avanti nonostante questo senso di impotenza.
Un commento? No, non c’è commento… è detto tutto così bene!…E’ così.Punto e basta.
E’ difficile reagire in quegli attimi, perché non possiamo. Però sono interessanti conoscere i nostri pensieri, se siamo in grado di raccontarli a posteriori, anche se il nostro racconto è filtrato dal ricordo.
Cosa fare? Nulla, non si può. Però si deve avere il coraggio di guardare avanti, al futuro, se questo è possibile.
Accettare cio che non si puo determinare dicendosi ho fatto tutto cio che potevo. Ce un momento in cui non puoi fare piu nulla. Ragazzi che escono dalle comunita tossicodipendenti che con grandi speranze e sforzi da parte di tutti li vedi rientrare settimane dopo…solo il 10 percento ce la fa. Una volta fuori cè il contesto che li riporta a fallire. Li vorresti seguire anche fuori ma a tutto ce un limite…anche noi abbiamo problemi ad affrontare le nostre messe in discussione, per loro è ancora più complicato per la loro storia. Termini con una frase di uno di loro non sono drogato io sono pazzo son qui perche mi sono fatto una canna…quanto e difficile vivere la diversita…grazie per lo spunto Michela
Guardare avanti davanti alla sofferenza (a maggior ragione se ingiusta) è davvero difficile Però è l’unica cosa che si fa, anche per impotenza
Troppo spesso non c’è niente da fare: terribile, ma è davvero così. Comunque sia, andiamo avanti lo stesso, da umani…
E l’eroismo consiste ad andare avanti lo stesso…
Grande Michela! riesci sempre a trovare le parole giuste.. ti scrivo presto.
E grazie, grazie ancora per le tua parole che riescono a darmi speranza ogni volta che le leggo
Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d’amore.
Sì quel senso vitale che un po’ si conosce
qualche cosa di dentro che affiora, che cresce
la voglia di credere anche ad un gesto d’amore.
No, non dico l’amore che sappiamo un po’ tutti
no, non dico l’amore che ci capita spesso.
Per amare io devo conoscere me stesso.
Camminare in un posto, mangiare qualcosa
sentire che sei in una stanza.
Adoprare le mani, toccare un oggetto
capire la sua consistenza.
Imparare a sentire il presente
in un tempo così provvisorio
esser giusti su un metro di terra
sentire che il corpo è in perfetto equilibrio.
Peccato, io non so mangiare
peccato, io non so dormire
non so camminare in un prato
non so neanche amare
peccato.
Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d’amore.
Io ti passo la mano sugli occhi un po’ stanchi
poi mi accosto al tuo viso, al tuo seno, ai tuoi fianchi
e cresce la voglia di unirci in un gesto d’amore
no, non dico l’amore che si può anche fare
ma l’amore.
Forse può esserci lo spazio per il rispetto del dolore, della sofferenza…
L’impotenza è l’eco chiassosa di una potenza negata su di sé. Il potere del cambiamento è declinabile sulla propria esistenza e diventa sperimentazione del limite quando si arrampica su altrui vite. Nel legame, nelle relazioni si conserva la potenza nella misura in cui si riconosce all’altr* la libertà absoluta, sciolta dalla personale visione di bene o di male, di utile o di danno. Una persona può scegliere di determinare la vita o la morte nella propria esistenza; per converso l’impotenza diventa eroismo del nano, sola potenza possibile, quando se ne rispetta la decisione e l’agire. Una madre non dispone della vita della figlia, neppure con il legame affettivo, con le ombre etiche, con l’esercizio di responsabilità. Ciascun* ha il diritto di sperimentare il proprio viaggio, di creare il sè a partire dalla separazione e dalla distinzione di vite che non sono la propria.
La frase più chiara ed eloquente è l’ultima. Superato lo stato d’impotenza nel mutare una realtà immutabile nella conspevolezza che sperimentato il proprio viaggio la cosa importante è riconoscere e trovare il sé.
nel mio piccolo sò molto dell’impotenza essendo disoccupato. con quell’esortazione a lavorare di più quando nemmeno c’è lavoro che ci viene ingiunta, come ricordavano ieri sera a ballarò. ma c’è anche l’altro lato dell’impotenza: essere nato in un paese ricco e per questo essere colpevole di un peccato originale di ricchezza nei confronti di tanti popoli che magari lavorano anche ma non per questo hanno di che sfamarsi
L’impotenza di fronte al nostro destino finale è ciò che ci ricade addosso ogni qual volta sperimentiamo l’inutilità del nostro intervenire, del nostro stare accanto. Il senso della vita allora è anche quello di continuare a tendere una mano, a stare accanto, di uscire dagli egoismi e di vivere anche dopo essersi confrontati con l’impotenza .
Prof. ssa, grazie per queste parole, questa sera cercavo di fare qualcosa… nonostante le 8h di lavoro al telefono, ieri la prova scritta del concorso, lo studio e il progetto che sto scrivendo… nonostante tutto stasera cercavo di fare qualcosa, e non per me. Penso che l’impotenza dia una sofferenza enorme quando vedi il male e l’ingiustizia su un altro, come se si potesse vedere lucida,oggettiva, perfetta ed incosciente nella sua cattiveria o almeno questo è quello che provo io. Per questa sera, dato che mi arrovellavo su cosa potessi fare, cosa posso fare, cosa posso fare, conservo come preziose l’ultima frase andare avanti lo stesso… se sono brava ci scapperà anche un sorriso
Brava Sandra, sei esemplare.
basta che non si sappia in giro
tenere i nervi calmi
chiacchierare
come succedesse
ad altri
negare magari
insistere andare oltre
mi sembra sciocco
dolente.
dario.
l’impotenza è silenzio assoluto, a volte può creare il panico, altre volte segna un punto di svolta e si comincia a vedere/sentire diversamente
Questo post è frutto di esperienza di vita. E l’impotenza, quella disperata sensazione di non poter fare niente, è qualcosa che in un primo momento lascia basiti, con il fiato sospeso, increduli dalla dimostrazione evidente che il nostro coraggio, la nostra dedizione, la nostra totale consapevolezza non basta.
E questo è tanto più forte non soltanto quando in gioco c’è la vita fisica, ma anche quella sentimentale, come nel caso dell’amore non corrisposto. Siamo impotenti di fronte a un amore che non viene ricambiato. Non possiamo forzare nessuno ad amarci.
A questo punto scatta prima o poi la rassegnazione o l’orgoglio. Andiamo avanti.
Un saluto da Vongole & Merluzzi, blog di naviganti!
spesso abbiamo coscienza di noi come di nemici : ci aggrediamo, ci puniamo, ci diamo la caccia…ma spesso siamo innocenti! Il ritmo della nostra vita e’ un procedere a singhiozzi: esitazione.. arresto..corsa….corsa …arresto ..esitazione e spesso rimaniamo troppo a lungo fermi in attesa di una prossima condanna contro la quale la nostra innocenza non potra’ ancora una volta essere provata poiche’ tra colpevoli e innocenti non ci puo’ essere incontro. Come possiamo difenderci? prendendo posizione per non farci cogliere di sorpresa… ed è proprio questa presa di posizione che ci riporta sempre al punto di partenza perchè spesso non è naturale ma pura “tattica” per continuare ad esistere.
Talvolta si è impotenti anche verso se stessi..
Agli uomini dei quali mi importa qualcosa io auguro sofferenze, abbandono, malattie, maltrattamenti, disprezzo − io desidero che non restino loro sconosciuti il profondo disprezzo di sé, il martirio della diffidenza di sé, la miseria del vinto: non ho compassione di loro, perché auguro loro la sola cosa che oggi possa dimostrare se un uomo abbia o non abbia valore – gli auguro di resistere…
Nietzsche
Ciao
credo che l’impotenza sia già talmente definita in sè che non necessita alcuna spiegazione. un atteggiamento che porti all’impotenza significa che è il momento di fermarsi e attendere. non è vigliaccheria, non è mancanza di amor proprio. un “eroe” può essere impotente e accettare che nulla potrà fare più, nonostante gli sforzi precedenti. se arriva “impotenza” è perchè è la sua ora, il suo passaggio..noi, piccoli, medi, grandi eroi quotidiani allora attendiamo che lasci il campo più o meno “devastato” per ripulirlo e prepararlo al passaggio di vento nuovo..
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.