Si corre. Si corre. Si corre sempre…

Quando c’è sempre qualcosa da fare, non c’è il tempo di vivere fino in fondo gli attimi che la vita ti regala. Non c’è nemmeno più il tempo di rendersi conto che la vita regala qualcosa.

Si corre. Si corre. Si corre sempre. E talvolta la gente non capisce che a forza di farti correre e di chiederti cose, tu non hai più niente da dare. Perché ti sei svuotata. E quando all’interno non c’è altro che affanno e paura di non farcela, anche un sorriso diventa troppo pesante.

Un giorno una persona mi disse che anche quando si pensa di aver dato tutto, c’è sempre qualcos’altro da dare. Aveva torto. Oggi lo so con certezza. Anche se  per tanto tempo mi sono illusa di poter continuare a dare anche il mio “niente”.

Si corre. Si corre. Si corre sempre. Oggi però mi fermo. Anche se tutti coloro che continuano a chiedere cose non ne vogliono sapere nulla della mia stanchezza. Ancora un momento di incomprensione. Ancora un istante di delusione.  Ma in fondo non importa. Perché dare “niente” non serve a nessuno. Anzi. Impedisce solo di rendersi conto che la vita, talvolta, regala qualcosa. E che basta fermarsi per rendersene conto…

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26 risposte a Si corre. Si corre. Si corre sempre…

  1. davide moro ha detto:

    Vorrei morire con te stanotte baby, in un bacio senza fine, perché quelli come noi sono nati per correre.
    Born to run, Bruce Springsteen

    Inviato da iPhone

  2. martaabba ha detto:

    e quando invece si resta sempre fermi in segno di protesta per farsi vedere e accettare per quello che si è? anche allora tanti regali della vista sfuggono e si resta imprigionati in un senso di fallimento…

  3. Giovanni ha detto:

    Beh, ricordo di aver amato una donna a tal punto, che quando ero vicino a lei il mio cuore palpitava anche per il suo niente…

  4. newwhitebear ha detto:

    E’ la società che vorrebbe importi di correre per raggiungere un obiettivo che invece si allontano e non è raggiungibile. Si deve avere il coraggio di dire basta e muoversi a ritmi più blandi, meno stressanti. Si meno stress, meno adrenalina, più riflessioni e più lentezza.
    Chi corre, chi corre sempre diventa incapace di gustare la vita e cerca stress e adrenalina perché gli sembra viceversa la vita vuota.

  5. stefano ha detto:

    beh dai, fatti coraggio. anche i miei ‘amici’ mi cercano solo per rompermi le palle, e non ci lavoro nemmeno assieme…

  6. stefano ha detto:

    quello che è più snervante è quando ti chiedono qualcosa al solo scopo di dirti poi quando l’hai fatta che non va bene. inutile che tu mi chieda di imburrare il pane se volevi i cracker. che me l’hai fatto fare a fare?

  7. William ha detto:

    Procedere con lentezza affinché si presti attenzione ai dettagli e si favoriscano gli incontri e che questi siano onorati con l’ascolto.
    Si percorra la strada per la pluralità.

    Sorrisi!

  8. Nico ha detto:

    Tutti abbiamo il diritto di riposare, anche Michela Marzano che è un essere umano come gli altri. Il riposo è necessario per riprendere energie e ricominciare non solo a dare “qualcosa” al posto di quel “niente” di cui dicevi, ma direi più a scambiarsi, a incontrare, a dare e ricevere insieme.
    Con tutto quello che fai, immagino le richieste di ogni tipo da parte di tanti! Credo che ad un certo punto bisogna riuscire a prendersi i propri spazi, a dire di no, altrimenti si rischia di dimenticare se stessi e a prendersene cura.
    Sento le tue parole forti e chiare anche a chilometri di distanza.
    Un abbraccio forte

  9. laurin42 ha detto:

    Dare pensando di dare, svuota e impoverisce. Se dare è uno stato interno acquisito ed un modo di essere arricchisce.
    l’Energia universale tutto permea e vivifica. Ognuno di noi è contenitore e contenuto. Così la fonte è inesauribile.
    Love
    L

  10. Pasquale Pinto ha detto:

    Riprendete i il vs tempo,talvolta anche una passeggiata in solitudine può servire,un caffè con un vecchio amico,oppure farsi persuadere dalla noia per qualche ora,o restare a dormire fino a tardi quando dovreste essere a lavoro,spegnete i cellulari e lasciate l’orologio a casa e passate qualche minuto nella prima chiesa che vi capita,senza essere credenti,ma solo per riempire di serenità il vs essere….provate una di queste esperienze…e forse vi sarete riappropriati se non del vs tempo,almeno di una parte di esso…

  11. Damiano biscossi ha detto:

    Nel silenzio in uno spazio solamente tuo dove seduto rifletti e cerchi ri rimettere a posto ciò che corre via…..TE. Tutto per poter tornare tra gli altri forse con maggiore chiarezza su dove sei tu e dove sono loro….rifaccio il punto sudi me dentro di me perche ne ho bisogno…

  12. paolad ha detto:

    Ci sono persone che hanno, come me, un atavico senso di colpa, per cui non si è mai abbastanza bravi, o abbastanza veloci, o abbastanza previdenti…Diamo perchè è il nostro modo per farci vedere da chi non si interessa a noi… Spesso siamo incapaci di dire di no, che siamo stanchi, o che non ci interessa, ma prima o poi siamo malmostosi e ricattatori, sempre se si trova il soggetto ricattabile…
    Credo che sia la stigmata dei non amati da bambini, ma questa è una mia autoanalisi.

  13. pani ha detto:

    Un po’ di sano egoismo a volte è necessario. Occorre fermarsi, pensare ai propri affari, fregarsene del resto del mondo. Solo così ci si ricarica, pronti per dare di più quando è necessario.

  14. La viaggiatrice ha detto:

    Per carattere e orgoglio d’essere sempre autosufficente ho sempre fatto troppo. me ne rendo conto ora che non ho ho più le stesse energie. La mia più grande soddisfazione è stata quando ho imparato a dire no agli inviti di ceri programmi tv di grande visibilità, con il parere contrario delle persone che mi vogliono bene. Dentro di me avvertivo una strana resistenza all’apparenza immotivata anche a me stessa, ma assoluta. Dopo aver pronunciato quel No mi sono sentita libera e felice.Che meraviglia essere riuscita ad ascoltare la mia voce nascosta.

  15. redfox1993 ha detto:

    Mi piace un sacco quello che scrivi… A volte ne prendo un po’ spunto per scrivere nel mio blog, ma non per le frasi o per ciò che dici, ma per il modo e lo stile in qui lo dici.
    Vorrei anche io dire al mondo certe cose, far capire certe cose. Ma davvero non è facile essere capiti ed ascoltati, purtroppo.

  16. Giovanni ha detto:

    Sempre sul tema, io sig. nessuno, oggi, esausto del mio pensare sempre al lavoro, cercavo ristoro nel soleggiato e colorato centro fiorentino, passeggiando come osservatore passivo, ed è uscita una poesiola che nessuno leggerà:

    L’ABBANDONO
    Fra i tepori autunnali,
    io abbandono sfinito,
    quella spada gravosa
    del pensare conpulsivo.
    Mi lascio trascinare alla deriva,
    da un presente
    a me sconosciuto,
    e d’incanto io scopro,
    una nuova realtà amica…

  17. Alessandro Sterzi ha detto:

    Si corre per colmare un vuoto incolmabile: il bisogno di infinito.

  18. ed ha detto:

    Complimenti. A sentirla, a vederla, non si direbbe che lei ha passato ciò che racconta. Lei sembra forte.

  19. Cristina ha detto:

    …a volte abbiamo bisogno di un alibi, correre a volte lo è…

  20. fab ha detto:

    quanta amarezza..posso offrirti una stretta di mano?

  21. AriAri ha detto:

    Fermarsi per rendersi conto che la vita a volte dà qualcosa… E se si temesse di dire a sé stessi quanto la vita ci ha dato, per paura che la vita stessa ce ne privi all’improvviso?

  22. Graziano ha detto:

    Due giorni fa ho visto un uomo fermo che teneva una bicicltta dal manubrio. La bicicletta aveva un seggiolino postriore sul quale era seduto un cane addormentato. Ero con le mie due bambine, tornavamo dalla scuola. Mi sono fermato perchè l’uomo era totalmente immobile, credevo che stesse tentando una performance tipo quella classica di chi ha la faccia dipinta di bianco, vestita con abiti settecenteschi. Sono passati almeno 40 secondi, più o meno, poi l’uomo si è mosso e mi ha guardato. Non c’è stata nessuna performance, solo un regalo che la vita mi fatto. Una semplice immagine, un sovrumano silenzio di un uomo e un cane durato circa 40 secondi.

  23. Fulvio Sguerso ha detto:

    Purtroppo temo di aver chiesto troppo alla vita, o meglio agli “altri”, e troppo poco a me stesso. Ho imparato tardi, ahimé, a non chiedere più di quello che io stesso sono in grado di dare. Ma ho veramente imparato? A chi lo sto chiedendo? A nessuno, dal momento che nessuno, al di fuori del sottoscritto. può saperlo. Allora a chi lo chiedo? infatti: “Chi poria ‘l mansueto alto costume / agguagliar mai parlando, e la vertute, / ov’è il mio stil quasi al mar picciol fiume?”. Eh già, chi poria?

  24. ES ha detto:

    Cara Michela,
    la gente chiede, chiederà sempre qualcosa. Sta a noi dire NO.
    Ma quanta forza ci vuole… perché non si vuole deludere, non si vogliono disattendere le aspettative altrui o perché semplicemente si vorrebbe esser capiti. E purtroppo spesso le persone non capiscono, non è colpa loro, è una nostra responsabilità prenderci cura di noi stessi. Come in fondo hai fatto tu…
    Ora provo a farlo anche io. Chiudo gli occhi e mi dico che non posso rinunciare alla mia vita per gli altri!

  25. La viaggiatrice ha detto:

    Cara Michela, questo è stato per te un anno particolare. Hai avuto un successo plateale una grande visibilità sui media. è avvenuto ed è stato, in un certo senso, gratificante. Sei stata nell’occhio del ciclone, ma ad un certo punto non avrai avuto più un attimo per te. Riceere inviti da ogni parte, inviti che spesso si sovrappongono e un rifiuto divent un’offesa personale a chi te lo ha rivolto. Non si sa più come difendersi. Il boon c’è stato, poi la bolla si sgonfia, non si è più la novità e allora è l’editore che spinge l’acceleratore per mettere sul mercato un altro tuo libro al più presto, è il marketing che batte il ferro finché è caldo. A quel punto è bene prendere fiato, fermarsi e riflettere. Seguire il proprio ritmo.Correre, correre correre per fare il gioco degli altri?Avere il tempo per pensare, riflettere, assimilare quanto ti circonda e ascoltarecos aavviene dentro di te. Scriverai ancora, ma solo ascoltando te stessa e il tu autentico bisogno di comunicare com’è avvenuto con: VOLEVO ESSERE UNA FARFALLA. Un libro autentico.

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