L’amore è tutto? #6

“Ma che cos’è questa benedetta condivisione di cui parli sempre?” La mia amica del cuore non ne può più, e allora sbotta. Già sta facendo lo sforzo di leggermi ogni settimana, ma ora questa storia della condivisione non le va proprio giù. Perché la condivisione le sembra la sorellina povera della passione. Quella un po’ triste e un po’ monotona di cui non si vorrebbe mai sentir parlare, soprattutto quando si cresce con l’idea che l’amore sia una forza dirompente che non conosce né argini né mediazioni. Quell’energia che dovrebbe permettere di superare ogni ostacolo senza mai impantanarsi nella banalità della vita di tutti i giorni…

Eppure come si potrebbe amare senza condividere, quando torni a casa la sera e sei talmente stanca che non hai nemmeno più la forza di parlare? Quando lui non ha fatto la spesa. Si è dimenticato di pagare le bollette. Ti ascolta distratto perché anche lui ha avuto una giornata impegnativa e ha altro cui pensare.

La condivisione non fa sognare nessuno. Ma l’amore ne è impastato. Quando sai che qualunque cosa accada, “lui” o “lei” ti sono vicini. A loro modo, certo. Che non è mai esattamente come si vorrebbe. Perché “lei” non sente quello che senti tu. Perché “lui” non capisce quello che vuoi quando gli dici che è il tuo angelo custode. Ma ci sono. Ci sono e, in fondo, sono gli unici ad amarci così come siamo. Anche quando non possiamo evitare di deluderli. Anche solo per avere la conferma del loro amore. Ecco perché il famoso “ti amo” dovrebbe forse essere sostituito da un ben più sgrammaticato “io amo con te”. Insistendo proprio sul “con”, quella preposizione semplice che talvolta sembra inutile. Magari scrivendo il “con” in lettere maiuscole, un po’ come quando su Twitter o su Facebook si vuole attirare l’attenzione e uscire dal coro delle voci sussurrate.

È quel semplice “con” che fa tutta la differenza. Visto che nell’amore è “con” l’altro che si cerca di attraversare il vuoto che ci si porta dentro. È “con” l’altro che si scopre pian piano che, nella vita, è tutto un andirivieni tra l’“io” che parla e il “tu” che ascolta nella speranza di colmare quella distanza che ci separa da noi stessi. La “con-divisione” è proprio questo: pensare e sentire “con” l’altro anche quando si è diversi, non la si pensa nello stesso modo, si agisce in modo differente. Anzi, proprio quando si è diversi, non la si pensa nello stesso modo, si agisce in modo differente.

Certo, il “con” non indica la necessità di essere sempre insieme e di non separarsi mai. Talvolta la distanza fisica serve anche a ritrovare la sintonia che si rischia invece di perdere quando non ci si allontana mai dall’altro. Il “con” indica piuttosto la condivisione di un progetto e la reciprocità di una fiducia che si fonda sull’autenticità. Non perché ci si possa fidare dell’altro al cento per cento. Nessuno è del tutto affidabile. Ma forza di condividere il presente, si finisce poi anche con il capire che vale sempre la pena di rischiare la propria fiducia quando l’altro si è abituato a tuo “essere così come sei”. La storia potrebbe anche finire un giorno. Ma resterebbe per sempre il ricordo di ciò che si è condiviso e che, pian piano, è diventato un pezzo di ciò che siamo.

Dalla mia rubrica su Vanity Fair del 5 marzo

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9 risposte a L’amore è tutto? #6

  1. Luca ha detto:

    … una preposizione semplice che sostituisce nel tempo, quella combinazione fatta di due persone e di un momento che spesso chiamiamo colpo di fulmine.
    E’ sicuramente quel CON che sostituisce la magia di quel momento con il passare degli anni, è più facile credere a qualcuno che ti dice ” voglio stare CON te” piuttosto che credere a chi ti dice ” io e te per sempre” una differenza che ti dà la forza di CONdividere il presente e che ci fà capire CON chi vogliamo rischiare il nostro futuro, anche se il futuro a volte non è per sempre….
    LuCa

  2. newwhitebear ha detto:

    Concordo che amore è condividere gioie e ansie, difficoltà e aspetti piacevoli. Viceversa non c’è amore, anzi col tempo diventa distanza, freddezza ed è l’anticamera della separazione.
    Come dici giustamente non importa il come, ma conta esserci, ascoltare, comprendere e dare sostegno.

  3. Stefano Mino ha detto:

    ingannevole è l’italiano più di ogni altra cosa :(

  4. davide moro ha detto:

    Gran bell’articolo.
    Complimenti.

    Inviato da iPhone

    >

  5. nicoletta ha detto:

    credo che in “con” possa comunque esserci dopo un Amore con la A maiuscola, perché in alternativa mi da l’impressione che possa diventare una banale con-vivenza.

  6. silevainvolo ha detto:

    ecco con i ‘con’ aggiungerei pure con-fusione quella che si realizza anche in due, se non c’è rispetto di diversità, vissuti e percorsi che tendono ad andare per tentativi vorticosi, secondo me in due, come da soli, linearità da condividere è la conquista

  7. rossodipersia ha detto:

    Ci si riduce all’amore-passione perché la condivisione spaventa, rende dipendenti moralmente e necessari gli uni agli altri, mentre la passione è facile da sostituire con un profumo nuovo. Ma l’unico amore che non si dimentica è quello CON l’altro, l’unico di cui ci si informa per sapere se “ha mangiato”.
    – La frase d’amore più vera, l’unica è: “hai mangiato?” (Elsa Morante).

  8. Monica Cameran ha detto:

    Mi commuovo ogni volta che leggo un Suo articolo…..condivido tutto….soprattutto l’ultima frase…..

  9. Stefano Mino ha detto:

    c’era una volta un uomo che voleva intorno a se solo persone ideali, senza problemi e che non avessero mai bisogno di nulla. fisicamente perfette e mentalmente superiori. le raccolse tutte intorno a se in un grande castello ermeticamente sigillato, con scorte di ogni cosa che sarebbero bastate per sempre, e ogni sera si davano feste piene di allegria e spensieratezza. era un uomo molto creativo e ogni sera cercava di sorprendere tutti con una festa sempre più stupefacente. una di quelle sere decise di dedicare alla sua compagnia la festa più soprendente che avesse mai ideato. furono allestite sette saloni del suo palazzo ognuno con colori diversi, disposte in modo che da nessuna delle sale si potesse vedere altro che oltre le sue più prossime, e nell’intercapedine dietro le stanze grandi bracieri illuminavano le sale dello stesso colore della tinta di ogni stanza, attraverso vetri colorati. solo l’ultima stanza era nera, e illuminata da una tetra luce rossastra. all’interno di essa troneggiava una grande pendola che faceva risuonare i suoi rintocchi ad ogni ora. a chi chiedesse all’uomo il perché di quella stanza oscura in cui nessuno osava entrare, ogni volta l’uomo rispondeva ‘non è ancora ora’ e tutti tornavano a danzare scherzando fra di loro… ma ogni volta che la pendola rintoccava, per un attimo tutto si bloccava e la mente di ognuno ritornava alla stanza vuota e alla strana risposta dell’uomo. soltanto a mezzanotte l’uomo incontrò finalmente in essa colei in cui lui era l’unico a vedere qualcosa di bello, e lei in lui qualcosa di unico, ma nessuno se ne accorse. erano tutti morti

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