Alcune Segnalazioni

Cliccando qui potete ritrovare la recensione di Anna Stefi al mio libro Volevo essere una farfalla

Cliccando qui trovate una video intervista che ho rilasciato a Donna Moderna

Cliccando qui trovate il mio intervento al Festival della mente di Sarzana

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14 risposte a Alcune Segnalazioni

  1. Benvenuta nel fantastico mondo dei blog!

  2. PEPPINO ha detto:

    A U G U R I !!!

  3. ylenia ha detto:

    Leggerò con piacere questo blog. Grazie ancora.

  4. Davide Restano ha detto:

    Gentile professoressa,
    ho letto alcuni suoi libri e da diverso tempo seguo le trasmissioni a cui partecipa.
    Alcune sue idee le condivido appieno,altre un po’ meno.
    Trovo illuminante ciò che scrive nel saggio sulla prassi del mondo aziendale(Estensione del dominio della manipolazione).
    Concordo con quello che ha detto a Ballarò sulla scomparsa dell’elemento umano nelle relazioni personali e professionali.
    Fermo restando l’infinita stima nei suoi confronti,vorrei però soffermarmi su altri concetti da lei espressi.
    A “Le Storie”,programma di Augias, le ho sentito dire che oggi disponiamo di un’etica laica in grado di guidarci nella nostra vita,e che essa si baserebbe sul meccanismo del diritto(reato/pena).Io non credo che l’etica laica si dimostri capace di risolvere ogni problema,perchè risulta inadeguata nel regolare i rapporti tra gli uomini in un altro ambito d’azione che le è proprio.Gli affetti.L’etica esiste per impedire agli uomini di farsi del male,e poichè ci si può ferire anche nei sentimenti,essa ha una sua ragione d’essere anche nei rapporti di tipo sentimentale.E qui il meccanismo del diritto non funziona,perchè a nessuno verrebbe in mente di chiedere l’arresto per il fidanzato infedele.
    Poi,nel suo intervento a Sarzana ha parlato di autonomia morale.Io credo che tale definizione sia un ossimoro.La morale è quel insieme di regole che impediscono agli uomini di seguire la loro naturale inclinazione alla “volontà di potenza”,consentendo la vita sociale.Proprio perchè la morale serve alla società essa si compone di norme im-personali(fuori dalla singola persona).Se mettiamo la morale dentro l’individuo,cioè nella sua sfera di autonomia,che ne è della morale?Della morale ne è niente(per questo l’imperativo kantiano,di fare dell’essere umano un fine e non un mezzo,rimane astratto,perchè fondato sulla volontà degli uomini,ma la nostra volontà non ha il potere di autofondare su se stessa un codice morale).
    Non mi dilungo oltre,credo che lei possa aver chiaro in cosa consistano i miei dubbi.
    Sarei onorato di ricevere un sua risposta a riguardo.
    Cordiali Saluti.
    Davide Restano.

  5. ylenia ha detto:

    Ho sempre amato la filosofia, e per motivi di studio mi sto interessando in modo particolare all’argomento del corpo, dell’esperienza personale che ognuno vive con questo e del sintomo che lei ha ben descritto nel suo ultimo libro oltre sterili, talora poco rappresentative categorie mediche. Ho apprezzato molto i suoi lavori e la forza che ha mostrato nel rendere pubblica una parte così personale di se, una parte che ci accomuna. La ringrazio per aver dato voce a tantissime donne sia nel libro sia nell’intervento in televisione, come testimonianza che la donna è molto di più di un vuoto contenitore. Non la conosco personalmente ma so che lei è una donna speciale.

  6. Sergio Bellino ha detto:

    Professoressa Marzano,
    purtroppo non ho potuto essere presente presso la Feltrinelli di Bari alla presentazione del Suo (ma la netiquette prevede l’uso del TU?) ultimo libro, che sto leggendo con grande interesse e coinvolgimento, ma vedo con piacere che tornarà qui il 30 settembre in occasione dell’iniziativa FRONTIERE.
    Vorrei chiederLe se in questo nuovo passaggio barese sarà impegnata in altri incontri (per esempio pressò l’Università o in altre realtà della provincia); e poi (dato che mia intenzione sarebbe quella di far partecipare alla conversazione di FRONTIERE alcune alunne liceali) se può darmi qualche indicazione su quelle che saranno le linee del Suo intervento, in modo da poter rendere più proficua la loro partecipazione.
    La ringrazio e a venerdì

    Sergio Bellino

    • mimarzano ha detto:

      Caro Sergio, dopo il dibattito a Frontiere devo subito partire… purtroppo ho un altro impegno già la sera… e per il tema, credo che si affronterà la questione di cosa significa vivere tra due paese, tra due lingue… ma sarà un dibattito, quindi dipende un po’ dalla moderatrice… sarei contenta però di incontrala… a presto, michela

  7. Sergio Bellino ha detto:

    Non so se sia questo lo spazio giusto, ma, appena conclusa la lettura di Volevo essere una farfalla, c’è una cosa che sentivo di scrivere sul Suo blog.

    “E cominciare, una buona volta per tutte, a volersi da soli un po’ di bene.” (pag. 171)
    Leggo queste ultime parole del 54esimo capitoletto e, come ho fatto per tutto il libro, mi fermo e lascio fluttuare tra pensiero, ricordo e vissuto le Sue parole.
    E mi viene in mente una notturna discussione con una mia amica protestante sul senso delle parole: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.
    Penso che Gliene scriverò, anche se mi sembra forse non così originale la cosa, però rilevante.
    E poi, giro la pagina e trovo lì (meglio articolate di certo) proprio quella interpretazione profana del comandamento e le Sue parole a rinnovare questi interrogativi: perchè con nessun cattolico era mai emersa l’inversione del senso di quella prescrizione? O forse quella non è nemmeno una prescrizione, bensì una promessa? Come possiamo amare gli altri, se non amiamo noi stessi? Quanto la disistima di noi ci porta ad accettare un sguardo pur che sia? E da un amore così condizionato all’origine come non aspettarsi sentimenti altretanto franti e precari?

    Il Suo libro ha funzionato così per tutte le pagine: ogni frammento, una domanda…

  8. cecilia ha detto:

    Ciao,
    ho letto Volevo essere una farfalla d’un fiato. L’apprezzamento è totale, a partire dal sottotitolo, Come l’anoressia mi ha insegnato a vivere. Hai ribaltato la posizione comune, che usa in genere un linguaggio di guerra, del tipo Ho combattuto, sconfitto, vinto l’anoressia, la guerra contro me stessa, mostrando che, forse, la guerra non è ancora finita.
    Le tue parole esprimono l’accoglienza della sofferenza..pace con te stessa.
    Il dolore insegna a vivere, non foss’altro perchè ti mostra qualcosa di profondo di te stesso, ti costringe a fermarti, ti chiede di stare.
    Heplnessless…io penso a me stessa come restless, vortice di pensieri che si avvitano incessantemente su se stessi ed io bilico sul filo del rasoio. Come procedere? Ogni passo conferma l’inquietudine nel piede che si appoggia senza convinzione, non potendo assumere una posizione, che significa prendere spazio per me, lasciare un’impronta attraverso il peso, del corpo e dell’anima.
    Come osservi chiaramente, il paradosso risiede nella pesantezza di vivere per non avere peso. Vedo il dolore di questo sfergio che infliggo a me stessa, tutta la rabbia che sottende, tutto l’amore che risuona come eco nel vuoto.
    Eppure…..dove sta lo spartiacque? Nel sentire, non nel ragionare. Per sentire bisogna lasciar andare la rabbia, la paura, il senso di colpa, il controllo, il senso del dovere. Come fare?
    Ricucire una ferita, che lascerà una cicatrice sulla pelle, ma non sarà più carne viva sulla quale spargo sale.
    Grazie per aver dato voce alla sofferenza con parole vere
    Cecilia

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