Volevo essere una farfalla

Quando ho cominciato a scrivere Volevo essere una farfalla, pensavo di fare qualcosa per gli altri. Pensavo che fosse mio dovere (eh sì! nonostante tutto, dal dovere non si esce mai completamente…) raccontare non solo l’inferno che avevo attraversato, ma anche come, pian piano, ne fossi venuta fuori. Pensavo che fosse importante dare un messaggio di speranza. E che il modo migliore per farlo fosse quello di mostrare le mie fragilità e le mie debolezze… Perché ognuno è impastato di vulnerabilità… E molto spesso sono proprio le nostre debolezze che ci permettono di aprire gli occhi sul mondo e di capirne la bellezza…

Da quando ho cominciato a presentare il libro in giro per l’Italia, mi sono resa conto di sbagliare. Non sono stata io a fare qualcosa per gli altri. Sono gli altri che stanno facendo tanto per me. Perché tutti coloro che incontro mi avvolgono di calore e di dolcezza. Perché non mi immaginavo nemmeno un secondo che avrei ricevuto tanto affetto. Perché la farfalla che volevo essere, adesso, vola veramente… 

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11 risposte a Volevo essere una farfalla

  1. Lucia Tarola ha detto:

    E’ sorprendente come, a volte, cio’ che ci appare oscuro e doloroso, in realtà ci spalanchi le porte del mondo molto più di un’allegria ostentata, forzata e spesso del tutto irreale.
    Io, però, nel tuo caso, credo proprio che sia tu, tu persona e tu mente a far sì che gli altri si avvicinino e ti dimostrino affetto.
    Io che ti ho ascoltata e ti ho parlato, anche se per pochi minuti, posso dire senza esitazioni che tu emani energia positiva, intelligenza, sensibilità.
    E questo arriva. Anche se forse siamo ancora troppo circondati da persone che di tutta questa bellezza fanno carta straccia.
    Perché i cervelli, specie quelli delle donne, spaventano.
    Perché è più facile e redditizio vivere senza dar peso alle parole e senza porsi interrogativi.
    Ma c’è davvero spazio per quelle come noi, Michela?
    Io ancora non l’ho trovata una risposta a questa domanda.
    Ti abbraccio forte.

  2. Anna ha detto:

    Sei dolcissima.

  3. Elettra Rinaldi ha detto:

    Perche’ una cosa dovrebbe escludere l’altra? Dici “mi sono resa conto di sbagliare”. Io non credo: credo che proprio il manifestare la propria fragilità apra un nuovo incontro con l’altro, nel quale – come in ogni incontro profondo – c’e’ una crescita per entrambi. Tu vai incontro all’altro, non senza paure (credo sia impossibile… forse mi sbaglio), ma offrendo la tua autenticita’, e questo apre anche in chi ti ascolta, ti legge, la possibilità a sua volta di “esserci”. Del resto, un discorso non si fa mai da sole: è comunque discorso dell’Altro, con l’Altro.

  4. robadanoncredere ha detto:

    Mi piace quello che scrivi. Chiamiamo debolezze cose che non sono tali. Se hai ricevuto tanto credo che dipenda molto da quello che dai senza accorgertene.

  5. gustavivo ha detto:

    Che paese è, quel paese, che lascia volar via le sue farfalle più belle?

  6. ylenia ha detto:

    Michela tu sei una persona dolce e coraggiosa!
    Leggendoti ho sentito viva la speranza, la forza, la luce che possono nascere dal buio…sei la testimonianza che le “farfalle” possono tornare a volare libere.
    Quando si è chiusi nella gabbia dei disturbi alimentari si fatica a credere che le cose possano davvero cambiare, ma sapere che ci sono persone che da questa gabbia sono venute fuori, spalancando finalmente le ali, è medicina per l’anima che soffre.
    La condivisione è essenziale, soprattutto in un mondo dove le relazioni umane sono spesso consumate troppo velocemente, vissute con estrema superficialità..le parole scritte e poi offerte agli altri consentono di oltrepassare i muri di silenzio, dietro cui spesso ci trinceriamo, e quindi di esperire nuovi slanci, nuove possibilità, nuovi incontri.
    Incontri che non snaturano la singola individualità, ma che arricchiscono.
    Le tue parole permettono di capire che il corpo non deve diventare il simulacro del rifiuto e della non accettazione di sé ma mezzo per esserci nel mondo nel modo più autentico, con l’altro nell’amore. Le tue ferite mi rassicurano che si può riprendere il volo.
    Ancora grazie per averci donato senza reticenze il tuo passato, garazia che anche il dolore più lacerante può essere curato e trasformato in vita.

  7. Serena Tudisco ha detto:

    Ieri sera ho preso questo tuo ultimo libro! Ho letto le prime due pagine in libreria, inizi a descriverti e mi sembra di vedere me: rossa, appassionata e precisa!
    E’ dura a volte ma forse ci guadagnamo sia nel rapporto interpersonale, sia nel potere dormire tranquille perchè sappiamo di avere fatto quello che volevamo fino in fondo. Grazie sempre e grazie ancora per il tuo intervento alla Leopolda, è stata una piacevole sorpresa, ero in regia che stavo lavorando, ho sentito il tuo nome, non vedevo bene il palco e sono scappata ad ascoltarti e a stringerti la mano!😀

  8. francesca ha detto:

    Ho finito di leggere il libro, complimenti, veramente è stata eccellente nel portarci dentro il suo doloroso percorso. Ora desidero rileggerlo nuovamente per assorbire meglio i suoi pensieri che portano a riflettere profondamente.
    Grazie per il suo coraggio, coraggio di vivere, coraggio di scrivere coraggio di condividere.
    Non ha solo, e sarebbe già tantissimo, scritto del dramma dell’anoressia, ma di cosa c’è nell’avventura di una vita.
    Che dirle?? Ogni parola mi appare non alla sua altezza…
    Francesca Calò Carducci

  9. Federica ha detto:

    Perché la farfalla che volevo essere, adesso, vola veramente…
    Questa Frase mi Ha Colpita Molto…. Vi ringrazio perchè leggendo questo libro ho capito tante cose.. Ma sopratutto mi appassiona lei come persona,il suo modo di spiegare le situazioni le cose,arriva dentro ad ogni uno di noi,anche in questo libro mi è arrivata tanto,mi ha sorpresa il coraggio che ha avuto raccontando la sua storia.. Lei ci ha dato la dimostrazione che questo male si può curare..
    Un Bacio Grande

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