Delirio di onnipotenza?

Oggi mi sono accorta di strafare… eh sì… perché nonostante tutto ho ricominciato a correre… presentazioni del libro in giro per l’Italia, interviste, lezioni, mail, FB, blog… il tutto tra un aereo e l’altro… trascinando la valigia da Charles de Gaulles a Roma Fiumicino, da Milano Linate a Orly… e a forza di correre mi sono quasi dimenticata che l’unico messaggio che volevo far passare quando ho scritto Volevo essere una farfalla era esattamente l’opposto…  imparare a ascoltare un’altra voce “Quella che prima era talmente fioca che non riusciva a emergere. Quella che taceva subito, perché l’altra l’azzittiva. Quella che mi diceva che potevo restare seduta a valle. Fermarmi. E non fare altro che ascoltare il passo delle nuvole sul prato” (p. 208)

E allora? Beh capita… il solito delirio di onnipotenza che ogni tanto riappare… prima di rendermi conto che non solo non ce la faccio più a tenere il ritmo, ma che rischio anche di far del male a qualcuno…

Oggi ho ricevuto una mail un po’ laconica di un mio studente: “Salve Prof. … volevo solo chiederle se aveva un po’ di tempo per parlare con me… dei chiarimenti… scusi se oggi la ho disturbata …” È stato un fulmine a ciel sereno. Perché oggi mi aveva telefonato, ed io ero stata solo capace di dirgli “no D., scusa, ora non posso proprio, richiamami la settimana prossima”…

E allora? È questa l’etica di cui parlo tanto? Come ho potuto non ascoltarlo?

Gli ho appena scritto. Per scusarmi. Perché in fondo il mio lavoro consiste prima di tutto nell’essere lì per i miei studenti. Prima ancora di scrivere libri. Prima ancora di andare in giro per l’Italia a parlarne… Sono una Prof. E non posso permettermi il lusso di trascurare i miei studenti…

Allora sì, forse devo fermarmi un po’. Forse devo riflettere meglio alle priorità. Forse devo lasciar perdere qualche cosa. Forse devo rinuciare a qualche presentazione. Forse…

Ma come scrivo in una delle ultime pagine di Volevo essere una farfalla: “Nella vita non si può fare altro che accettarsi. Ed essere indulgenti. E perdonarsi”.

Allora per questa volta mi perdono. Ripromettendomi però di non trascurare più i miei studenti. Anche se forse avrò meno tempo per scrivere nel blog, per rispondere a tutti i vostri messaggi, per fare il giro delle scuole italiane…

Vabbé… è la vita… ma sono sicura che sarete tutti d’accordo con me…

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36 risposte a Delirio di onnipotenza?

  1. Dante ha detto:

    wow!complimenti!

  2. Rosa ha detto:

    Fermarsi e riflettere penso sia una sana abitudine.

  3. Giovanni ha detto:

    Grazie di tutte le parole Michela.

  4. Giovanni Molon ha detto:

    Già, un bel respiro profondo, magari osservando un bel cielo stellato, un sorriso e, con molta calma ritrovi le sue priorità, meglio prima quelle emotive…
    Infondo la vita è tutta un emozione, e perchè sia tale dobbiamo agire assecondando i nostri sogni. ^__^
    Buona notte

  5. Cara Michela, la simpatia che mi hai suscitato cresce leggendo quello che hai scritto nel blog di stasera… E sì, perché ti fai una colpa, quasi ti bacchetti, per una situazione che però, credo tu lo sappia (sotto-sotto, in fondo in fondo), non è affatto colpa tua. Qualche anno fa fummo invasi da libri che predicavano la lentezza, come se il vortice nel quale battiamo le nostre ali sia una nostra scelta. Le generazioni che ci hanno preceduti, invecchiando, si lamentavano del mondo nel quale erano costretti a vivere i loro ultimi anni. E noi? Io sono più grande di te (classe 1958), e quindi ho assistito all’inizio di questa corsa vertiginosa. E il difficile è proprio staccare e prendere l’abitudine a camminare secondo il proprio ritmo, già perché non ci si riesce, si ha la netta impressione (o quasi la certezza) di perdere qualcosa, qualcosa di estremamente importante. Non solo la comunicazione viaggia a velocità stratosferiche, ma l’offerta di beni di consumo (culturali e cerebrali, per gli hobby e il divertimento anche) è anch’essa moltiplicata oltre l’immaginabile.
    Tu, con la testimonianza di una tua esperienza, hai scoperchiato un vaso, e immagino che mille e mille persone abbiano ritrovato in te quanto cercavano disperatamente e invano. E d’altra parte tu sai che rispondere a queste persone, come ai tuoi studenti, non è una scelta. E’ una necessità. E’ come se tu avessi una missione (il “se” puoi anche eliminarlo!), una missione che non prevede né “se” né “ma”. L’unica cosa che mi viene in mente di consigliarti è di ricordarti sempre che un messaggio – se scritto chiaramente e con l’anima – arriva comunque. Non potrai rispondere ad uno ad uno? E tu scrivi. TI seguiranno lo stesso, le tue parole arriveranno perché sono sincere, partono da un’esperienza di vita reale. Oggi ogni persona fa qualcosa di un qualche rilievo viene fagocitata da tv e radio, giornalisti e anchorman, perché viene “sfruttata” per fare notizia, riempire gli spazi video tra una pubblicità e l’altra. Se non si sta al gioco, si rischia di perdere il microfono per sempre. Ma spesso si rischia la sovraesposizione mediatica. Ricordati sempre della scrittura, quell’antico (!) ma sempre splendido mezzo di comunicazione, e scegli tu il tempo.
    Forse ti avrò detto (scritto) cose che sai benissimo, ma mi è dispiaciuto leggere il tuo momento di sconforto, buon proseguimento, Flaminia

  6. Michele ha detto:

    Sono d’accordo con te Michela. Hai fatto centro, su di te, rispettando sopratutto “l’altro”. Sono un genitore di una ragazza appena diciottenne, che ha perso lo scorso anno scolastico, solo perchè si è assentata più del dovuto, per via di un “malessere” che ai più, può capitare; i prof. non hanno “sentito” che qualcosa non stava andando per il verso giusto…e noi genitori, sembravamo separati da un muro invalicabile da quella realtà scolastica che in città sembrava essere l’eccellenza. Io e mia moglie, a fine anno, abbiamo fatto quello che hai detto appena: ci siamo fermati ed abbiamo amato, ascoltato, per primi, quell’urgenza “ri-creatrice” che ci veniva richiesta da nostra figlia, e, per fortuna, è andata bene: con lei abbiamo creato un contatto che prima ci veniva negato! Ecco, mi auguro che mia figlia, qualora continuasse gli studi, incontrasse una Prof. come te. Un caro saluto.

    • mimarzano ha detto:

      caro Michele, ci sono tanti bravissimi Prof., ma anche tanti che capiscono poco… come ovunque… son sicura che tua figlia incontrerà prima o poi colei o colui che saprà essere per lei un “maestro” di vita!

  7. Bruna ha detto:

    Riappare il senso del dovere, il recinto di zelo, … Lo studente capirà che si può imparare ad aspettare, e Tu non hai forse il diritto di goderti anche il delirio di onnipotenza!? Grande Michela, incarni forza e sensibilità insieme che si sommano, senza mai escludersi, in un mix “quasi perfetto”…:-)

  8. isabella ha detto:

    Ho capito che nella vita bisogna semplificare… dando priorità alla persone che ci vivono accanto “qui e ora”… e modulando una nuova comunicazione universale che abbracci gli amici virtuali… perché anche quelli hanno bisogno di te, e non possono perderti ora che ti hanno incontrata… soprattutto se ti chiami Michela Marzano.

  9. pfra64 ha detto:

    Il blog non ne risentirà, la qualità dei contenuti è una cosa distinta dalla frequenza con cui si scrive.

  10. Tiziana Jacoponi ha detto:

    capisco bene di cosa parli
    so cosa significa vivere con la valigia in mano,per motivi di sopravvivenza l vivo da un anno tra Roma e Parigi
    all’inizio è esaltante,divertente ti senti molto mega manager di una multinazionale sai di non esserlo …
    e poi come dici tu ti accorgi del deliro di onnipotenza o crisi da wonder woman la chioamo io e ti fermi a riflettere su di te e sui tuoi desideri ti ascolti
    non tutti hanno il coraggio di farlo
    quello che mi piace in te è la coerenza e la consapevolezza e il tuo rivendicare che essere prof è anche essere all’ascolto degli studenti e di noi stessi
    Grazie

  11. FLAVIO FORNELLI ha detto:

    Il limite dell’uomo è non saper riconoscere i propri limiti.
    p.s. Comunque grazie, perchè ci sei.

    Flavio da Bari

  12. FLAVIO FORNELLI ha detto:

    Evviva la Prof. che ho avuto l’onore di conoscere a Bari il 30/9/11.

  13. gustavivo ha detto:

    Mi scusi Signora Marzano, ma lei non è una prof.; o meglio, non solo. Lei è un maestro (o maestra, se preferisce) di vita, come andavo tanto di moda qualche anno fa. Non rida se le dico che, a 54 anni, sto cercando quella figura un po’ desueta oggi; e una è proprio lei. Non se ne abbia a male, e continui ad essere così rigorosa e donna ricca d’umanità, come penso sia. Quest’ultimo post, ne è un lampante esempio. Grazie.

  14. Claudia ha detto:

    Deve però anche concedersi il pensiero gratificante per cui i suoi studenti sono davvero fortunati ad avere una professoressa come Lei!!!

  15. Luca Maffiotti ha detto:

    L’uomo vive situato, qui e ora, domani altrove; Egli desidera. Quando delira l’uomo qui e ora desidera troppo, e forse male, detto diversamente esagera. L’esagerare è trascendere il contesto, la situazione, vivere ora come se si fosse in un altrove. L’uomo che ho di fronte è sempre un altrove, e se desidero incontrarlo è perché desidero l’altrove, decontestualizzato rispetto il qui e ora; l’esorbitante è pensare tutto nel contesto. Come la coerenza, anche il contesto è l’esorbitante, esagerare il desiderio, il desiderio esagerato. Altrove posso incontrare il Diverso, ciò che pur essendo in sé e per sé permette la relazione, il contesto e la coerenza.

  16. Ivana Lo Monaco ha detto:

    Forse il bisogno di fermarsi, come la fame bisogna sentirlo…e magari sentire, sentirsi non è sempre così immediato…Quando hai fame e davanti a te una grande quantità di cibo buono, quello che adori e che ti è mancato per molto tempo allora è istintivo, necessario dare priorità a questo che è anche un bisogno. Bisogno di nutrimento…nutrimento vitale…

    Questa corsa si percepisce diversa, perchè diversa è la spinta iniziale che la anima…e poi c’è la consapevolezza nel sentire la necessità di fermarsi a riposare…ascoltarsi…rispettarsi…

    Siamo esseri umani imperfetti e belli proprio per questo!

    Tu ci sei lo stesso…
    Grazie di esistere!

  17. emilia ha detto:

    Lei non ci crederà…ma cominciavo a preoccuparmi per lei…per tutto questo indaffararsi. Ero preoccupata per la fragilità… Ora sono tranquilla

  18. Maria ha detto:

    Sì, fermarsi.
    Sì, perdonarsi.
    Ma soprattutto sì, avere l’ONESTÀ di “alzare bandiera bianca”, si ammettere (e possibilimente accettare) i propri limiti cercando di attuare un’operazione molto utile ma poco praticata nella quotidianità: la SEMPLIFICAZIONE.
    Semplificare per me significa: assunzione di responsabilità, coerenza e sincerità.
    All’interno di questo “circolo virtuoso” la debolezza riuscirebbe finalmente ad essere accolta come tappa del percorso, non come incidente.
    La mia anoressia, ma soprattutto le sue conseguenze, mi hanno insegnato che le sfumature esistono solo se, sulla nostra tavolozza, abbiamo a dispozione i colori fondamentali e questa chiarezza rende il dolore più comprensibile, i valori più radicati, le emozioni più intense…E il rapporto con gli altri più autentico.

  19. Alberta Marchi ha detto:

    Buona sera Dott.Michela M., complimenti per quello che scrive e poi finalmente ( visto che lo scorso anno mi sono persa l’incontro ) la sentirò a quel di colognola ai Colli lunedì 31 Ottobre 2011 appuntamento con l’autore ” Riflessioni d’autore”.
    A presto alberta marchi

  20. Silvia Zingoni ha detto:

    Stasera avevo proprio bisogno delle tue parole: come prof, come mamma, come donna! Grazie amica lontana! Sogni d’oro!

  21. Antonello Bellanca ha detto:

    Nessuno, credo, è immune al delirio di onnipotenza e probabilmente si spiega il perchè l’uomo ricorra alla norma per essere regolamentato. Chi ha ragione, Kant con la sua regola morale interna oppure Hobbes? Nessuno ed entrambi. La ragione, come ben dici, ci fa comprendere quale sia il nostro limite esistenziale, di essere umilmente finiti che, seppur immaginano di raggiungere l’infintezza, ci fa rimanere “con i piedi per terra”, così come sono stati gettati in questo mondo.

  22. annamaria toma ha detto:

    un abbracci da tutti noi che ti portiamo nel cuore, annamaria da fasano e cisternino

  23. fulviosguerso ha detto:

    Cara, gentile e scrupolosissima (in senso buono) Michela, capisco i tuoi dubbi e i tuoi scrupoli “deontologici”, ma è anche deontologico incontrare persone e pubblici diversi a cui comunicare pensieri e sentimenti, come in quel piovoso, anzi, tempestoso pomeriggio di domenica, in piazza Matteotti a Sarzana . Certo, il tempo è quello che è e bisogna decidere le priorità, e non “esagerare”, anche per non “tornare in Francia…malata”.

  24. gustavivo ha detto:

    Una logica di ribaltamento. La sofferenza spinge a un’enfasi del proprio dolore, ma nel contegno il dolore è dominato e visto per quello che è: insieme a me, accanto a me tanti altri soffrono, e quindi io che ho la capacità di governare il mio dolore posso mettere questa capacità a servizio del dolore altrui, nella perdita diventare principio di conforto. Ecco la trasformazione della propria sofferenza in servizio. (Salvatore Natoli – “STARE AL MONDO”)

    Parole che sembrano scritte appositamente per lei.

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