E il corpo?

E il corpo? Eccolo qui di nuovo, anche se me l’ero un po’ dimenticato… In questi dieci giorni che ho passato in Italia per presentare Volevo essere una farfalla… Come se potesse starmi dietro obbediente e silenzioso… Come se non avessi ancora capito nulla…

E infatti mi sono ammalata! Niente di grave, certo. Una semplice influenza. Che però mi ha costretto a fare i conti un’altra volta con me stessa e a ricordarmi che non posso “fare tutto” come se lui non esistesse, come se non si stancasse, come se fosse di acciaio…

E allora sono andata a rileggermi i versi della poetessa Szymborska: “Nulla è cambiato, tranne il corso del fiume. La linea dei boschi, del litorale, dei deserti e dei ghiacciai. Fra questi paesaggi l’anima vaga, guarisce, ritorna; si avvicina, s’allontana, a se stessa estranea, inafferrabile, ora certa, ora incerta nella propria esistenza, mentre il corpo c’è, c’è, c’è, e non trova riparo”.

E poi ho ripensato a tutte le volte che ho scritto dell’importanza di costruire un riparo a questo corpo che c’è. Coccolandolo nonostante le sue fragilità e i suoi difetti. E allora ho fatto di nuovo la pace con me stessa. E sono rimasta in casa per proteggermi. Non dico sempre che forse l’unica cosa che oggi ho veramente imparato è a difendermi?

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27 risposte a E il corpo?

  1. _iLLuSi0n_ ha detto:

    Il nostro corpo è fatto anche per ammalarsi (purtroppo) è una protezione naturale ai malanni esterni. Io solitamente mi ammalo se sto a casa, ma se sono in giro per lavoro non mi capita mai. Si può?!😉 Ti auguro una buona guarigione. Alessio

  2. - ha detto:

    un post caldo come una tazza di the fra le mani mentre fuori piove.
    grazie.

    firmato: una ragazza che ancora spera in qualcosa oltre il disturbo alimentare.

  3. Chiara ha detto:

    Sono una studentessa di filosofia, di Pisa. Già ti conoscevo e ti stimavo (mi permetto il Tu), ma grazie al coraggio che hai avuto nel testimoniare la tua sofferenza, ho iniziato a considerarti, per così dire, un’amica: ho trovato tanto di me nelle tue parole, oltre ad ispirazione e conforto. Povero corpo maltrattato, spero che si sia ripreso (anche) questa volta, che almeno l’influenza passa piuttosto velocemente🙂

    Ai prossimi post,

    Chiara.

  4. Maria ha detto:

    Una persona, forse l’unica, che un tempo mi ha amata sinceramente, un giorno mi disse: “Tu sarai la spada, io sarò il tuo scudo. Insieme, con coraggio, contro la mediocrità e la mera sopravvivenza. Ma se tu offri il petto al nemico, nemmeno il mio scudo potrà proteggerti”. Ora questa persona non c’è più nella mia vita e anch’io sto imparando a difendermi, con l’aiuto di un’unica, naturalissima arma: la voce del mio corpo. È fin troppo facile soffocare i suoi lamenti in nome della tanto agognata perfezione: perfetta nel vestire, nel portamento, nelle relazioni, nell’essere donna in sè. Non mancare mai un colpo. Finché arriva il giorno in cui quella voce si spezza, di nuovo, come quando a 13 anni l’anoressia l’ha avuta vinta…Ma, oggi, ho smesso di lanciare sfide all’ultimo sangue: semplicemente, ASCOLTO. La voce riprende potenza piano piano…E io sono salva. Ancora… Grazie anche a testimonianze come la tua, Michela, in grado di distruggere il muro di vergogna per cui molti uomini e donne, attualmente, si chiudono nel loro sofferente silenzio saturo di dubbi piuttosto che esporsi al rischio di non essere ascoltati o, peggio ancora, di essere emarginati.

  5. Riccardo Celani ha detto:

    Io se dovessi sempre dar ascolto al mio corpo dormirei di continuo. Amo dormire, il mio corpo credo ami dormire. Lo maltratto? Beh sì, fumo 20 sigarette al giorno e non faccio sport da quando avevo 17 anni. Lui reagisce molto bene direi, fare sport non era più un piacere e ho dovuto smettere. Giocavo a calcio, quindi ora, a 23 anni, ho le gambe ben sviluppate e definite, il busto che invece non evidenzia nessun segno di attività sportiva. A me va bene così, se dovessi andare in palestra non per rilassarmi ma solo per il fisico sarebbe insostenibile. Il rapporto peso altezza è perfetto, ho smesso, o almeno sto cercando di smettere, di avere sensi di colpa per il mio torace “un po’ molle” come dice la mia ragazza. Va bene così, con la bici da casa alla Facoltà sembro Bartali, mi sento bene. Magari le 20 sigarette potrei evitarle ma ritengo che il non fumare sia inconciliabile con la condizione di studente. Un giorno smetterò. Forse.
    Tutto questo per dire che se da una parte l’importante è sapersi difendere, dall’altra è anche – forse di più – importante essere clementi con se stessi, perdonarsi.
    Chi non ha mai superato il limite? Chi non si è mai beccato un raffreddore credendo di essere immune al freddo o chi un’insolazione solo per essere più abbronzato?
    L’importante è capire bene dove è collocato il pomerium tra l’esagerare e il portare il proprio corpo all’estremo. Sono due cose molto diverse.
    Sì goda il suo riposo, ma sia clemente con se stessa. Secondo me lei il suo corpo lo ha ascoltato, ma quale autore nel momento delle presentazioni del proprio libro non utilizza fino all’ultimo goccio delle proprie forze, tanto da trovarsi poi, come minimo, con un’emicrania cronica per un mese?!
    Un abbraccio forte
    Riccardo Celani

  6. gustavivo ha detto:

    La sua preziosa testimonianza, e scrittura, serve a tutti noi, uomini e donne, che non hanno rinunciato a farsi delle domande; non perda di vista il corpo, con tutte le sue esigenze di azione e contr-azione. Una giusta sintesi fra i due impulsi vitali è una piccola sfida quotidiana, a cui ogni individuo, è chiamato. Comunque auguri per una pronta guarigione.

  7. emilia ha detto:

    Un corpo che non obbedisce, che non si lascia ammaestrare, che non si lascia prendere completamente dalle parole, che resiste alla sua dimenticanza… fino a farle da ostacolo…beh, è un corpo che mi ispira molta simpatia. In “Télévision” Lacan dice che il corpo è il “luogo dell’Altro” ed è forse per questo che vorremmo ammaestrarlo, asservirlo. Quando il corpo si ribella è un buon auspicio. Da ragazza mi Isipiravo al mito di Atena, nata non dalle viscere della madre, ma dalla testa/mente di Zeus, illudendomi di poter fare a meno del corpo. Un saluto…

  8. isabella ha detto:

    A volte non vorrei dormire… per potere continuare a pensare;
    A volte ordino ai miei occhi di rimanere aperti… solo per potere leggere un’altra pagina;
    A volte detesto la mia stanchezza fisica… che non mi permette di stare al passo con la mia anima.

    E finalmente cedo… mi lascio andare… e riposo.

    E il giorno dopo scopro la mia mente connettersi con facilità ai cinque sensi…
    Rinfrancata, mi ordino tacitamente “Trova il tuo equilibrio… Non puoi essere solo anima… e non puoi essere solo corpo…”
    E così si avviano tentativi imperfetti verso la giusta intesa… E mi apro a nuove deduzioni, pensieri, associazioni, convinzioni, scoperte… e mi ricarico e mi nutro… in una spirale senza fine…finché il mio corpo mi ordinerà nuovamente “Basta! Devi smetterla!” Ricordandomi una saggezza che non trova spazio nei miei pensieri… ma di cui sono alla continua ricerca.

    f.to
    Il piccolo budda
    (non ti dice nulla… Michela?)

  9. Valentina Altana ha detto:

    Il nostro corpo è una cosa splendida, una macchina perfetta e affascinante che non sappiamo spesso ascoltare perchè il nostro stampo culturale riserva molto più importanza alla mente, all’anima, al pensiero. Mi chiedo spesso perchè i programmi scolastici ministeriali non concedano un bella parentesi alla fisiologia e l’igiene (non l’igiene personale, chiaramente, bensì quello “clinico”). Trovo assurdo che un ragazzino debba sapere come risolvere un’equazione di secondo grado (giustamente) e invece non sia minimamente tenuto a conoscere a quali gravissimi rischi va incontro se non pratica una sana, divertente e assolutamente indispensabile attività fisica. Noi siamo il nostro corpo….può sembrare banale ma ogni tanto fa bene ricordarlo.

  10. Claudia ha detto:

    “Corpo sono e anima”;-)

  11. Ivana ha detto:

    Il corpo…spesso ci asseconda, molto di più e molto più spesso di quanto noi possiamo immaginare…flessibile, estendibile forse come il nostro pensiero o una parte di esso. Dipende dal momento…e arriva il momento in cui ci ferma. Una sosta da leggere in chiave positiva, questa…

    Perchè fermandoci possiamo compiere quel viaggio in verticale, nel senso della profondità…dove poter trovare ricongiunzione con lei, quella vicina lontana certa incerta estranea inafferrabile…e anche con lui, fragile ma anche forte…con noi…

    Che la sosta sia rigenerante, rilassante, accogliente…
    un abbraccio, Ivana

  12. anna loffredo ha detto:

    Quanti corpi in fondo al Mediterraneo … davvero troppi! Corpi di uomini, donne e bambini che “menti malate” hanno traghettato, a caro prezzo, verso una morte certa e indegna. Chè tanto in vita erano e sarebbero stati solo numeri. Il corpo esige rispetto, glielo dobbiamo quando e quanto la nostra anima…

  13. pictor ha detto:

    ogni percorso inizia con la conoscenza di se stessi ma parte dalla conoscenza del propio corpo…
    e una volta conosciuto lo si impara a rispettare e voler bene..🙂 un abbraccio

  14. Giulia ha detto:

    Il corpo prima o poi parla sempre…

  15. Carolina ha detto:

    A volte in effetti dimentichiamo che oltre all’anima c’è questo involucro che è comunque noi🙂

  16. C’è un conflitto continuo tra mente e corpo. Tra ciò che vorremmo il corpo facesse e quello che riusciamo a fargli fare davvero. Tra quello che decidiamo al mattino e ciò che facciamo la sera.
    Sarà un retaggio della filosofia antica (quella dei Greci e dei Latini) ma è come se lo spirito vivesse un eterno conflitto con il povero corpo che non riesce a “volare” come l’anima sa fare.
    Io cerco di coltivare l’anima, e la scintilla divina che è in noi.

  17. fulviosguerso ha detto:

    Ascoltare il corpo, sì, certo, è un buon esercizio salutare. Ma con quale orecchio? Qual è il senso interno attraverso il quale possiamo ascoltare i nostri sensi per così dire “esterni”. E poi, come distinguere le sensazioni esterne da quelle interne? Come distinguere il “soma” (ro) dalla “psyche” (oggi si dice la mente dal cervello)? Mente, corpo, anima, nervi, sangue, DNA, RNA, ecc, non formano forse un tutt’uno indissolubile se non con la…dissoluzione terminale? Ad ogni modo, la cura di sé comporta la cura del prossimo (e viceversa), perché nessun uomo (e nessuna donna) è un’isola (anche se talvolta isolarci ci fa riprendere fiato). E poi oltre al corpo, in certi casi fortunati, come sua propaggine abbiamo il “corpus” inteso come opera scritta che rimarrà anche dopo la dissoluzione terminale dell’autore. E, dal momento che hai citato la Szymborska, ricordi cosa dice a proposito della gioia di scrivere? “La gioia di scrivere / Il potere di perpetuare / La vendetta d’una mano mortale.”
    Un caro saluto.
    Fulvio

  18. Andrea ha detto:

    Vorrei proporre una semplice ricetta…
    Condire la “cultura” con abbondante “natura”, più volte al dì, facendo attenzione a fruirne consapevolmente, criticamente e, se possibile, con piacere.
    Non dovrebbero esserci controindicazioni!
    Possono invece verificarsi effetti collaterali positivi per il prossimo.
    Cari saluti
    Andrea

  19. antonietta ha detto:

    sono semplicemente imbranata con la tecnologia………
    da poco e per caso ho letto un tuo articolo e non ho potuto frenare le mie ricerche su di te, sei speciale, riesci a comunicare emozioni e stati d’animo difficili ad esprimersi. Meglio riesci a inserirti nell’animo di chi ti legge ……..grazie
    Nida

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