Crescere

“Diventare adulto significa prima dimenticare e poi rinnegare quello che era importante quando si era bambini. Allora ho sollevato delle obiezioni” (Peter Hoeg). Ci ho messo un po’ di tempo a reagire quando oggi me lo ho sbattuto in faccia. Quel “basta con queste storie di quando eri piccola”.  Perché a volte mi dico che forse hanno ragione loro quando mi dicono di crescere. Perché forse è meglio dimenticare. Perché il passato è passato. Perché non serve a nulla recriminare… Ci ho messo un po’ di tempo. Poi, però, ho reagito. Perché a forza di dimenticare si rinnega non solo quello che si è vissuto, ma anche quello che siamo diventati. E allora ci si tradisce… In realtà, il passato non passa mai. E saperlo non significa affatto recriminare. Significa solo portarselo dentro. Traccia indelebile di quello che abbiamo perso. Quando non avevamo la possibilità di sollevare obiezioni. Significa portarselo dentro per evitare che si riproduca. Che accada di nuovo. Che ci trascini indietro nel tempo. Ecco un altro bel paradosso della vita: è solo quando non rinneghiamo quello che era importante quando eravamo bambini che riusciamo a crescere veramente…

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25 risposte a Crescere

  1. Andrea ha detto:

    Ogni momento vissuto è nostro e sedimenta dentro di noi…
    Eppure, ogni volta che guardiamo indietro, eccoci di fronte alla “nera schiena del tempo” (Marias).

  2. monica ha detto:

    A volte non si rinnega…
    Forse, semplicemente si cambia punto di vista. Anche sul passato, su ciò che era importante da bambini, come dici tu.
    Probabilmente crescere è fare la pace con quel bambino che ci portiamo dentro e averne compassione.
    Dimenticare non è giusto. Non si può cancellare il passato: è il fondamento, la base su cui poggiamo il nostro presente e il nostro futuro.
    Con fatica e un dolore inevitabile, si impara che ciò che siamo stati prima di oggi necessita di uno sguardo nuovo e di una consapevolezza autentica e puntuale. Per non arrivare mai più tardi agli appuntamenti con se stessi.Per darsi la priorità. Per amarsi prima di tutto e di tutti.
    Ricordare così ci aiuta a non ripetere gli stessi errori, a non ripercorrere le strade sconnesse dei nostri inciampi; ricordare ci “ricorda” che la perfezione non esiste che siamo liberi di agire e di chiederci e chiedere, senza sensi di colpa, scusa.
    Ciao
    Monica Delli Iaconi

  3. In Puer Aeternus Hillmann spiega che il perdono, come possibilità di andare oltre, necessità anche dell’altro. In qualche modo, per poter superare il dolore e le ferite dobbiamo confrontarci con chi, volontariamente o meno, ce le ha procurate.

    Abbiamo bisogno di mettere via quell’all’erta costante, quel senso di pericolo incombente. Perché ci sentiamo più forti, ma sempre con il fianco esposto.

    Il guaio è che spesso restiamo come voci nel deserto.

    Ora detto così è un commento asettico. Ma solo dopo che è morto mio padre, che era sempre sfuggito a quel confronto, io ho cominciato a vivere da adulta.

  4. fulviosguerso ha detto:

    Crescere, sì, certo; ma in che senso? Un conto è crescere in grazia e in dignità, un altro in potenza e ricchezza, un altro ancora in presunzione ed egoismo. Strano: pochi vogliono “crescere” in umiltà (forse “per la contraddizion che nol consente”?). Quanto al dimenticare o al ricordare, siamo sicuri che dipenda dalla nostra volonta? Quanto al rinnegare quello che siamo stati può avere un senso solo in caso di conversione o di espiazione da parte di un assassino, di un mafioso, di delinquente incallito, di un tiranno…Ma sopprimere il fanciullino o la fanciullina che portavamo in noi da piccoli e che è rimasto o rimasta in noi anche da “grandi” sarebbe, oltre che un infanticidio, un delitto contro la poesia (Pascoli docet).
    Un caro saluto a Michela.
    Fulvio

  5. damiano biscossi ha detto:

    Vedo una bimba che ha in mano un foglietto che non riesce a leggere. Lo nasconde faccia sotto sulle sue gambe. Le manca il fiato, cerca aria che non trova, per dare voce a delle parole ed emozioni. Le lacrime stentano ad arrivare. E’ chiusa dentro. Non riesce ad esprimersi. E’ sola nella sua solitudine e nessuno la può raggiungere, né la mamma né il suo compagno né il gruppo. Siamo tutti immobili. Inaspettatamente l’ho incontrata e la porto con me nella mia rete di esperienze e di emozioni.

    Le chiedo di richiudere quel biglietto in piu parti e di metterlo in tasca. Ci sarà il suo momento o forse mai, solo lei custodisce il suo mistero.
    Solitudine, paura di dire, solitudine, paura di dire, è un cerchio che si ripete.

    Quando avremo il coraggio di dire, di lasciare spazio a quella voce saremo forse più liberi di esistere.

  6. Monica ha detto:

    Qualcuno di noi si e’ perso dentro il bosco delle favole, senza che nessuno lo abbia cercato, ne’ allora ne’ adesso…
    Monica

  7. yasmine ha detto:

    pienamente d’accordo con lei. Non si può crescere senza portarsi dentro il bambino che eravamo. Soffocandolo, prima o poi ci chiederebbe il conto, e sarebbe devastante.

  8. carmen ha detto:

    Certi passaggi sono “obbligati”! Per ciascuno di noi esiste un percorso necessario e funzionale alla scoperta del proprio se, della propria dimensione umana, affettiva e spirituale. Peccato che troppe volte non siamo capaci di interrogare la nostra esistenza….e allora ci sono quei passaggi “stretti”, quelle sofferenze a cui non riusciamo a dare un nome, quel senso di perenne insoddisfazione che, alla prima difficoltà, risalta fuori. Mi lascio ferire da quei pezzi di storia passata che avrei preferito non vivere….esiste un filo rosso che lega tutto e che mi da la capacità di incuriosirmi ancora di più nei confronti di me stessa e della mia vita. Gradualmente tutto assume un senso…..e si cammina per davvero più leggeri!

  9. Michele ha detto:

    In tutto quello che dici sono d’accordo! Il passato da bambini assomiglia al sole sulla pelle! Se preso bene, ti lascia il ricordo di una bella estate e nelle foto ti resterà quel ricordo della pelle ambrata; se preso male, ti lascia delle tracce, che a volte, diventano segni indelebili!

  10. Judith Scherrer ha detto:

    il passato non è passato. D’accordissimo ! Daltra parte bisogna stare attento che il passato non prende un posto troppo importante nella nostra vita, Il passato può anche perseguirti, o soffocarti. Ho letto una volta una cosa molto bella : il passato non deve camminare nè dietro, nè avanti di te, ma il passato deve camminare vicino a te………..

  11. giorgio ha detto:

    Bambino
    ho vissuto piacevolmente
    il riso sfrenato tutti i giorni
    il riso sfrenato veramente
    e poi una tristezza talmente triste
    qualche volta tutti e due contemporaneamente
    Allora mi credevo disperato
    Insomma mi mancava la speranza
    non avevo nient’altro che la vita
    ero intatto
    ero contento
    ed ero triste
    ma non fingevo mai
    Conoscevo il gesto per restare vivo
    Scuotere il capo
    per dir no
    scuotere il capo
    per non far entrare le idee delle persone
    Scuotere il capo per dir no
    e sorridere per dir si
    si alle cose e agli esseri
    agli esseri e alle cose da guardare e carezzare
    da amare
    da prendere o lasciare
    Ero com’ero
    senza un pensier mio
    E quando mi occorrevano le idee
    per compagnia
    io le chiamavo
    Ed esse venivano
    e dicevo si a quelle ch’eran gradite
    le altre le buttavo

    Adesso son cresciuto
    e le idee anche
    ma son sempre delle grandi idee
    delle belle idee
    delle ideali idee
    Ed io rido sempre loro in faccia
    Ma esse mi aspettano
    per vendicarsi
    e divorarmi
    un giorno quand’io sarò stanchissimo
    Ma all’angolo di un bosco
    le aspetto anch’io
    e taglierò loro la gola
    e spezzerò loro l’appetito.

  12. cristina grifoni ha detto:

    “Cosa significa tradire un bambino?”Il libro di Peter Hoeg e’ il piu’ consunto,la copertina smangiucchiata da mia figlia,leggevo e allattavo,domandandomi se avrei saputo proteggerla,io non la sono stata.Bisogna tornare indietro,essere madri e padri della creatura oltraggiata,spaventata,che fummo.E prenderla per mano,consolarla e farle capire che la colpa non fu la sua.Ricongiungersi con il nostro io di allora,mai rimuoverlo,sarebbe fatale per la nostra identita’,impossibile da attuare,genererebbe altro dolore.Basta dolore.

  13. Laura ha detto:

    Rinnegare la bambina/bambino che siamo stati, che siamo tutt’ora perchè continua a vivere in noi, sarebbe da folli perchè scalpiterebbe finchè non le diamo ascolto, ma se la ascoltiamo, la consoliamo e lasciamo che possa vivere in noi, che possa piangere, che possa ridere, che possa sorprendersi ed entusiasmarsi, cercando la sua dimensione, allora saremo liberi di essere gli adulti che siamo diventati proprio lasciando vivere i bambini che siamo stati.
    Un abbraccio!

  14. Alfredo Dell'Era ha detto:

    Dov’è il bimbo che io fui,
    è dentro di me o se n’è andato?
    Sa che non l’ho mai amato
    e che neppure lui mi amava?
    Perché camminammo tanto tempo
    crescendo per separarci?
    Perché non morimmo entrambi
    quando morì la mia infanzia? […]

    (P. Neruda, Libro delle domande)

  15. Alberta Marchi ha detto:

    I tagli si rimarginano, ma la cicatrice rimane .
    Nulla si cancella, le ferite restano.
    Sono li silenziose, profonde e scure pronte ad inghiottirti nell’abisso dei ricordi di un passato che vorresti dimenticare e che non ci apparteneva.
    Non si voleva ad essere affettati nei sentimenti ci credevamo immuni, magari protetti da chi ci ha dato la vita, ma non è così la realtà è un’altra..
    Prendere coscienza dei limiti nostri e altrui è un atto di maturità e di crescita. Creare, sperimentare con la nostra ricerca il cammino della nostra esistenza.
    Nessuno è perfetto, non cerchiamo nell’altro le soluzioni perchè nessuno le ha.
    Caso mai cerchiamole dentro di noi. In comunione con noi stessi. In Ascolto e in Silenzio.

  16. barbara viotto ha detto:

    Crescere è un po’ come fare una vaccinazione. Una vaccinazione all’infanzia. Ma il vaccino ha in sè la stessa sostanza che determina la malattia.

  17. Massimiliano Hellies ha detto:

    Come possiamo rinnegare ciò che ha fatto si che noi fossimo quello che siamo, rinnegare il tempo in cui quello che saremo stati veniva deciso, imparato, assunto.
    Rinnegare tutto ciò significa anche rinunciare ad andare a cercare le nostre forme, esplorarle senza timore, magari per decostruire quelle contorte, quelle muraglie e barricate che da allora ci sembravano casa.
    Crescere forse vuol dire tornare da quel bambino e parlare con lui, portarlo nel nostro oggi, per dirgli che ora ci prenderemo cura noi di lui. Abbandonarlo no, vivrebbe in noi come un parassita, a nostre spese, senza dare nulla in cambio.

  18. pina ha detto:

    E’ vero. Rinnegare sarebbe una fuga. Ed a volte si fugge se non si possiedono gli strumenti per conoscersi fino in fondo. E per accettarsi.
    Comprendere significa acquisire una nuova prospettiva della vita, anche dolorosa ma che ci permette di costruire più significato, più leggerezza, più libertà..
    e la libertà, spesso, la si percepisce quando si scorgono i propri limiti … e quelli che ci hanno imposto da bambini non possono continuare ad essere l’ incipit della nostra vita da adulti.

  19. marta ha detto:

    Dopo un po’ impari la sottile differenza
    tra tenere una mano e incatenare un’anim…a.
    E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
    e la compagnia non è sicurezza.
    E inizi a imparare che i baci non sono contratti
    e i doni non sono promesse.
    E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
    e con gli occhi aperti con la grazia di un adultopoesie, poeti, vita, libri, scrittori
    non con il dolore di un bambino.
    Ed impari a costruire tutte le strade oggi
    perché il terreno di domani
    è troppo incerto per fare piani.
    Dopo un po’ impari che il sole scotta, se ne prendi troppo.
    Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
    invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
    E impari che puoi davvero sopportare,
    che sei davvero forte, e che vali davvero.
    E impari e impari e impari. Con ogni addio impari.

  20. damiano biscossi ha detto:

    …Non è mai troppo tardi per avere un infanzia felice …Peter Hoeg

  21. Pingback: Crescere | Voglio essere una farfalla

  22. urbano flacco ha detto:

    il tempo
    si allontana
    da se stesso
    e propone
    passato
    e futuro
    nel medesimo istante
    nello stesso verso
    contemporaneamente

    improvvisamente
    scomparso
    un attestato del presente
    con l’evidenza
    di un sorriso assente
    sono due le direzioni

    le origini lente
    del proprio percepire
    e un nuovo senso
    di rapido avvenire

    insieme
    contenuto
    e contenente

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