Una traccia

In questi giorni è stanco. Inseguito da troppe cose. Forse soprattutto da se stesso. Perché non riesce a lasciar perdere. Pensa sempre che tutto dipenda da lui. E allora si agita tanto. Troppo. Gli dico che lo chiamo presto. Mi risponde che non importa. Anzi, meglio di no. Altrimenti poi gli tocca anche essere gentile…

“Però stanotte hai dormito. Almeno quando sono passata io. Non ti ho svegliato.”

“Sì ho dormito. Ma ho sentito il fruscio del tuo passaggio. Un velo di vento.”

Tutto è così. Niente altro che un fruscio. Che però lascia sempre una traccia.

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8 risposte a Una traccia

  1. isabella ha detto:

    E le tue parole solcano in due le mie emozioni… e ancora una volta mi chiedo: perché non mi tocchi? Perché lasci alla fretta il beneficio del ‘noi’?
    (…io continuerei così… sorry🙂 )

  2. marta ha detto:

    una parte di me avrebbe pensato: allora con quel fruscio ti ho disturbato? e l’altra: mi hai percepito accanto a te perfino, e con un velo di vento, che meravigliosa magia. Quanto è difficile, a volte, avere il coraggio di lasciare una traccia. Ma emozionante.

  3. nicoletta ha detto:

    mancano gli abbracci. questo vuoto d’ amore che non si colma. il cuore come un pettirosso, che nessuno vede, sulla neve.

  4. giovanni ha detto:

    Bella questa rappresentazione, a me trasmette la piacevole finitezza dell’ esser umani, la dissoluzione del nulla attraverso le intime manifestazioni delle proprie fragilità… mi rievoca un po’ il fenomeno dell’osmosi: attraverso la differenza delle concentrazioni, (in questo caso delle reciproche tensioni emotive), la paura del transfinito, del vuoto continuo che ci avvolge in ogni istante trova la sua dissoluzione attraverso la convergenze di queste finitezze emotive che generano una traccia. La percezione della differenza fra la discontinuità del finito vissuto e la continuità del transfinito percepito nel vuoto, fa si che la traccia, in quest’immensità, diventi l’unica certezza…
    Tantissimi auguri per l’intervento al ginocchio…

  5. vola farfallina ha detto:

    A volte le parole possono diventare superfle: penso a tutte quelle persone che riescono con il loro silenzio a trasmetterti un universo di emozioni con la sola presenza piena di Amore…il loro fruscio accanto a noi, ci lascia la sicurezza di poter affrontare qualsiasi cosa ci accada.

  6. Damiano biscossi ha detto:

    Ci sarà bisogna imparare anche ad attendere l’altro….
    Con la le porte aperte e con la possibilità di stare di andare via e di ritornare.

    Nel frattempo la carezza e l abbraccio spero la sentirai da tutti noi che facciamo il tifo per Michela.

    Dato che hai visto Kundera un libro prima di andare in ospedale…la lentezza di Kundera appunto.

    Un abbraccio e una carezza

  7. ioviracconto ha detto:

    Sono qui per caso…mi pervade la tua malinconia.
    A presto…..

  8. apity ha detto:

    E’ bello avere qualcuno accanto.

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