Nell’attesa un rimedio…

“Nell’attesa un rimedio: non aspettarti nulla, se non da te stessa”. Lo scrive Simone Weil nei suoi Cahiers. Lei che era sempre pronta a partire in guerra contro tutte le ingiustizie della terra e che era poi anche tanto fragile. E che si ripeteva quotidianamente che doveva imparare a restare sola. In realtà, nessuno può sopravvivere se è sempre da solo. Perché è proprio con gli altri, e grazie a loro, che si può scoprire la ricchezza e la bellezza della vita. Non sono mai gli altri, però, che possono darci quello che non riusciamo a darci da soli. Perché gli altri non sono lì per colmare il nostro vuoto. Non sono lì per vivere la nostra vita al posto nostro. Sono lì solo per accompagnarci. E talvolta bisogna anche rinunciare alla loro presenza. Soprattutto se li si è aspettati tanto. Forse troppo. E  non si è capito che quell’attesa era inutile. Perché gli altri, in fondo, arrivano solo quando sono certi che la nostra sopravvivenza non dipende completamente da loro. Perché l’essenziale dobbiamo darcelo da soli. Gli altri vengono sempre dopo. Sono qualcosa in più…

Questa voce è stata pubblicata in Articoli in Italiano e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

26 risposte a Nell’attesa un rimedio…

  1. Dario Petrolati ha detto:

    padova 28 12 2011
    di certo potresti avere ragione nel tuo dubbio che pare certezza od anche aiuto
    conferma dello spirito accartocciato con la mente stanca che sento porge le mani e chiede conferma ed anche compagnia semplice carezza per cancellare i troppi dubbi come se tutto fosse un sogno-incubo da risolvere senza parcella

    un quasi stato di depressione negata che solo pensarla in lacrime e digiuno costringe senza temer nè morte o sparire ovunque sia in ogni ora del giorno o della notte tanto non importa
    e se qualcuno appresso si avvicina manco lo vedo e non voglio sapere perchè

    non è un gran aiuto Michela e mi dispiace
    il mio
    solo purtroppo stato d’animo appoggiato allo stipite dell’albergo vienna di notte in via beato pellegrino quando arriva un taxi per portare la bella ad ore che lascia un profumo di soldi e vuoto vuoto ed inganno
    da soli si da soli forse la vita si gusta ma quale senso e perchè davvero questo non so e manco consiglio

    buon giorno il prossimo
    Michela

    ed il disco di luca carboni poi hai riascoltato?
    con stima ed affetto
    dario.

    http://www.dariopetrolati.it

  2. isabella ha detto:

    Da alcuni anni “viaggio da sola”. E’ un percorso duro, arido e, a volte, impossibile. Perché le emozioni, i sentimenti, cercano sempre un “corrispettivo”… si nutrono di feedback… e se non li hai… il faro che vedi nella nebbia ha il potere di fare penetrare ancora di più il freddo nelle tue .
    E i ricordi volano a quando le tue gambe non erano così lente e molli, perché avere qualcuno da amare e proteggere ti faceva sentire un eroe… perché il benessere di chi amavi annullava le tue aspettative…. perché… già! Perché!
    …. e poi il vuoto…..
    e poi la ricerca di un nuovo modo di essere… la concentrazione scivola su te stessa, l’unica persona che non si allontanerà mai da te… il cui benessere dipende da te…. a cui puoi dare molto se riesci a chiudere gli occhi er vederla meglio…. E IL VUOTO DIVENTA SPAZIO! LA SOLITUDINE UNA NUOVA LIBERTA’! E L’ACCELERATORE SULLE TUE SCELTE, O NON SCELTE, LO POSSIEDI SOLO TU!
    Aiuto!!! E chi ora sopporta gli altri??? I loro artigli al posto dei polpastrelli? I loro egoismi travestiti da affetto? I loro limiti chiusi nell’ottusità di chi non è alla ricerca?
    E TI SENTI SOLO! SEMPRE PIU’ SOLO! Finché non incontri per caso, tra la gente, un tuo simile, stesso linguaggio e vedute, stessi pensieri e sentimenti… e le confidenze e il confronto fluiscono in una nuova strada a doppia corsia… l’universo si assesta in un nuovo equilibrio… e tutto ritorna ad avere LA GIUSTA DIMENSIONE!

    f.to
    una sognatrice🙂

  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Roberta ha detto:

    Ma quanto sono vere e toccanti le tue parole.

  5. donatella ha detto:

    Grazie per aver “sciolto” così bene il pensiero di Simone Weil.
    Oggi tu mi hai permesso di capire a fondo l’amore di sé così come Lei lo intendeva e come io continuavo a ripeterlo senza che vi fosse, ben sistemato nella mia coscienza, tutto quello che hai scritto nella seconda parte della tua riflessione. Ne avevo l’esperienza e come spesso accade, occorre che qualcuno…la metta per iscritto🙂. Occorre una traduzione in parole, almeno per me, affinché diventi proposito. Il proposito che in questo caso per me ne deriva è quello di non aspettarmi mai più ciò che dagli altri non può venire. E di non essere ciò che gli altri si aspettano che io sia per loro. Mentre spesso le donne fanno molti sforzi, in alcuni casi tutti, per essere ciò che gli uomini vogliono. Non so perché ma la morte di Stefania, ammazzata ieri dal fidanzato mi è venuta in mente proprio ora…non tutti gli uomini sono violenti e uccidono le donne, eppure non posso fare a meno di pensare che al nostro cercare di essere così come ci vogliono, loro rispondono con la morte? Pensiero pesante. Verrebbe di pensare il contrario nel caso di Stefania, impegnata nel femminismo catanese, oppure è corretto pensare che l’eccesso di amore è un errore che non paghimamo solo in prima persona.

  6. emilia ha detto:

    “Cosa farò senza di lui?” . Questo ho pensato nel momento in cui mi annunciarono a dodici anni la morte di mio padre. Eppure da lì iniziò un percorso di vita e di scoperta che si rinnova ogni giorno. Anche grazie alla sua partenza, perché credo che l’altro quando resta dentro di noi senza altre aspettative, non intacca il nostro essere, la perdita viene soggettivata e la separazione simbolica dall’altro-perduto preserva la vitalità del desiderio. Non aspettarti nulla – dunque – se non dal tuo desiderio.

  7. Ortensia ha detto:

    Non sono d’accordo. Gli altri, pochi, sono dentro di noi e ci accompagnano, non possono vivere la nostra vita ma la possono alimentare ed integrare, non semplici accompagnatori ma sostegni e appigli così come noi lo dobbiamo (e vogliamo) esserlo per loro. Non guardiamo il mondo dal nostro interno ma guardiamoci nel mondo e negli altri. Siamo tutti soli, soprattutto al momento della nascita e della morte, ma la mano di qualcuno ci aiuta a entrare nel mondo e un’altra mano, anche estranea a volte, ci aiuta a salutarlo.

  8. Maria Grazia ha detto:

    Grazie per questo scritto illuminante. Buon 2012.

  9. Capitanoachab ha detto:

    noi siamo “gli altri” degli altri, e non siamo adatti a colmare la loro solitudine, possiamo solo accompagnarli, e riscaldare e riscaldarci. Forse un residuo dell’istinto del branco…

  10. Laura ha detto:

    Credo proprio non ci sia nulla da aggiungere alla tua riflessione perchè è profondamente vera ed esauriente!
    Un abbraccio.

  11. losdiferentes ha detto:

    belle parole!!! super vero!!! e quello che hai descritto secondo me è “l’amore” in senso lato. Amicizia, amore materno e paterno, amore tra due persone che decidono di stare insieme. Nessun egoismo, nessuna pretesa di cambiare chi ci sta di fronte o accanto, nessuna delusione per ciò che non si vede nascere nel proprio figlio/a, per ciò che non sono.

  12. sergio collura ha detto:

    La vita è meravigliosa ma al tempo stesso può essere semplice o difficile da vivere…dipende da tanti fattori…non voglio essere scontato e forse banale…siamo sempre soli…ma in compagnia degli altri che ci possono solo accompagnare nel nostro cammino ma a camminare siamo noi…occorre volersi bene…amarsi bene x poter amare… in realtà siamo sempre soli con noi stessi certo trovare una persona con affinità elettive e di sentimento è importante, direi quasi fondamentale…è bello condividere…tanti auguri…<3

  13. MARY ha detto:

    FORSE NON MI SONO MAI AMATA. GLI ALTRI NON POSSONO VIVERE LA NOSTRA VITA. NOI NON POSSIAMO VIVERE IN FUNZIONE SOLO DEGLI ALTRI. GLI ALTRI SONO NECESSARI PERCHE’ NON SI PUO’ VIVERE DA SOLI. SONO NECESSARI. NELL’ALTRO SI ENTRA COME IN UN BOSCO IN UNA BELLA GIORNATA DI SOLE (mazzolari)! ADESSO PERO’ NON ASCOLTO E VIVO QUESTO DISTRUGGERE PER RICREARE.

  14. gill ha detto:

    E’ proprio cosi’!

  15. Sabrina ha detto:

    Leggo questo…e sembra che parli di me..la mia vita…questo è la maggior parte della gente…pensa solo a sè…egoismo e superficialità!!oggi mi sento molto vuota…ogni cosa che ho fatto era in bene,naturale e con il cuore!…senza nessuna aspettativa!

  16. iggy ha detto:

    da animale sociale quale sono (quali siamo), posso solo confermare che non è affatto semplice.
    (ho appena scritto una sinteticissima sintesi sui miei rapporti interpersonali odierni, pensa..)

  17. MIchela Onofrio ha detto:

    e solo quando questa consapevolezza davvero ci appartiene, allora anche la relazione con l’Altro acquista un diverso peso e ci pesa diversamente..

  18. Emanuela Biotti ha detto:

    sì, è davvero così, l’essenziale dobbiamo darcelo da soli… ma è anche questa forza, questo equilibrio che permette poi di essere compagni degli altri per un cammino breve o lungo.E’ questo che si desidera per i propriI figli : che diventino grandi, forti, che, che ce la facciano anche senza di noi, e che ci si augura per la persona amata ,che ce la faccia da sè, se non potremo più accompagnarla.
    E ogni tanto si sta anche da soli…:).

  19. Pierantonio Brezhoneg ha detto:

    Nella mia solitudine non sono mai solo, i libri e le fonti di apprendimento sono i miei compagni…
    Mi sento tremendamente solo tra le persone che non condividono i miei percorsi di vita …
    ..tanto mi basta… non sento la necessità degli altri per riempire la mia vita interiore…

  20. 'povna ha detto:

    Buffo: mamma ‘povna tende a dirmi spesso che non pensava di avere messo al mondo una Simone Weil. Si vede che noi che abbiamo studiato a Hogwarts un po’ ce la portiamo nel sangue, questa condanna privilegiata…

  21. chiaraphotographer ha detto:

    concordo pienamente con te😉 Riporre troppa fiducia negli altri ci porta a vivere delusioni,ritenere l’altro essenziale,pronunciare la tipica frase ” come farei senza di te?..morirei” è sbagliato.. Certo l’altro conta,avere l’altro accanto è importante ma non è fondamentale. Investi su te stesso!

  22. Il nostro errore più grande è quello di voler sempre dare giustificazioni agli eventi e ai comportamenti degli altri. Non accettiamo mai che le cose succedano e basta. Intendiamo sempre dare il nostro contributo logico agli eventi.

  23. Laura Cries ha detto:

    Bisogna essere capaci di cercare gli altri quando si ha bisogno di aiuto ma anche di lasciarli andare: lasciarli andare è la cosa più difficile.
    Buon anno Michela.

  24. Claudia ha detto:

    Grazie per avere espresso così chiaramente la conclusione a cui sono arrivata – non senza dolorose delusioni – nei miei 41 di vita… Eppure la tentazione di credere che, almeno per una volta, gli altri possano alleviarci il cammino sostituendosi a noi nei tratti più difficili resta forte e un’ennesima delusione…assicurata.

  25. Aly ha detto:

    La separatezza, quale traguardo ineludibile per attingere alla propria libertà di essere…sè stessi.Ciò nonostante, ancor oggi, talvolta, la consapevolezza, salvifica, stride con lo strazio del lutto.Quel lutto fondamentale eppure dai tratti così dolorosi, al punto che per molto tempo mi è apparso un’ingiustizia.Essere soli nella propria unicità e quindi alterità, dovendo rinunciare a quella fusione originaria con l’altro che era, dapprima, corpo nello stesso corpo, poi soggezione, dipendenza totale da coloro che per primi ci dissero il mondo. Quegl’oggetti d’amore che potevano tutto, la nostra vita in loro potere, i loro discorsi, i loro pensieri erano I DISCORSI, I PENSIERI. E quante volte l’ansia prepotente, il panico incombente rivissuti a oltranza rappresentavano l’emergenza intoglibile di trovare l’altro, lì a disposizione, con l’urgenza d’un neonato che nel pianto chiede il “seno”, appella una presenza vitale.Ma non avevo più pochi mesi di vita, quanta vergogna e quanta fragilità nel sentirmi tanto vulnerabile “da grande”. Rinunciare a credere che qualcosa o qualcuno potesse colmare il mio vuoto equivaleva a un NON-SENSO, alla perdita di senso per eccellenza.Allora pulsione di morte,autodistruttività. Ma è proprio quel vuoto il terreno fertile del desiderio, nasce di lì la spinta al desiderio. Confondersi in un tutto impedirebbe la vita, la mia e quella dell’altro. Scrivere i propri confini dona la libertà e restituisce la possibilità di tollerare il limite, i limiti. L’abbandono della logica del tutto-niente mi sembrava la rassegnazione totale, la delusione totale…Invece è faticosamente cercando fra le infinite alternative che si scoprono tutti i sapori, tutte le sfumature, tutti gl’entusiasmi, tutte le sfaccettature dell’amore umanamente possibile. NOn ideale ma possibile! E non è poco. Qualche volta,da qualche parte, vorrei ancora che i miei compagni di viaggio sentissero del mio sentire, ma la ricchezza vera sta nella loro originalità, alterità. Ho un bisogno vivissimo di CON-DIVISIONE. Quando questo bisogno trova anche solo piccole soddisfazioni mi emoziono della straordinarietà della condizione umana. Quello sfiorarsi dentro che commuove. Allora anche la solitudine acquista un senso relazionale. Forse ogni condizione che ci riguarda in quanto essere umani reca con sè un senso relazionale…Negarlo come in molteplici contesti oggi si tende a fare, serve solo a smarrirsi. Acettarlo è nient’affatto semplice, ma senz’altro un atto d’amore verso la propria umanità e quindi verso sè stessi.
    Aly

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...