“Non esistono persone senza paura, solo attimi senza paura”

Lo scrive Peter Høeg, nei Quasi adatti, quando racconta la paura che lo invade quando pensa che possa succedere qualcosa a sua figlia. Quando lo sfiora l’idea di esserne separato per sempre. Quella paura terribile di perdere le persone care. Quella paura che conosciamo tutti e che non vorremmo più sentire. E allora che fare quando arriva la paura, così all’improvviso, così dilaniante che non si riesce nemmeno ad avere la forza di uscire di casa?

Niente è più umano della paura. Nessuno ne è immune. La conosciamo tutti. Perché siamo stati tutti piccoli, ed è proprio nell’infanzia che la paura affonda le proprie radici. La paura del buio, tanto per cominciare, e dei mostri che lo abitano; la paura di perdere l’oggetto del nostro amore, che ci rassicura e ci consola; la paura dello sguardo degli adulti e del loro giudizio su di noi; la paura di non essere all’altezza delle aspettative dei nostri genitori…

Queste paure non invecchiano mai. Al contrario.

Eppure andiamo avanti. Non possiamo fare altrimenti. Anche perché talvolta è proprio la paura che ci permette di cercare all’interno di noi stessi le risorse necessarie per affrontare il pericolo. E quando lo si affronta, spesso ci rende conto che era solo uno strascico del passato. Anche se dura poco.

Quei famosi “attimi senza paura”…

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23 risposte a “Non esistono persone senza paura, solo attimi senza paura”

  1. piccoleparole ha detto:

    Riporto una citazione di Giovanni Falcone sulla paura, che trovo sia illuminante:
    “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.” [Giovanni Falcone]
    Buona domenica con un sorriso e un abbraccio e questa canzone che trovo meravigliosa

  2. Laura ha detto:

    Proprio vero, la paura che si può affrontare solo conoscendola, solo adandoci dentro. E’ vero ogni tanto ci ferma, ma possiamo solo accettare che sia così e trovare le energie per affrontarla.
    SOLO CHI HA PAURA SA COSA SIGNIFICA AVERE CORAGGIO!

  3. Paola ha detto:

    La paura, solo se la conosci, può aiutarti a capire gli altri che, come te, ne soffrono.
    Quando mi assale mi sforzo di combatterla, come? Cerco di non lasciarmi sopraffare da lei aiutandomi con la ragione e con la respirazione… sì! faccio esercizi che mi aiutino a scacciarla e pian piano a riacquistare le energie. Tutto ciò mi ridà il CORAGGIO per affrontare la quotidianità!
    Felice domenica a tutt*

  4. marta ha detto:

    La forza delle parole
    Un giorno la paura bussò alla porta,
    il coraggio si alzò e andò ad aprire
    e vide che non c’era nessuno.

    Martin Luther King

  5. Giovanni ha detto:

    La paura nasce là dove il dubbio comincia a delineare i suoi confini fra le nostre certezze e la vastita oceanica dell’ignoto; il coraggio e’ agire anche con la paura dentro il cuore, è varcare il sottile confine che ci separa da questo temibile, ma tanto affascinante ignoto…

  6. isabella ha detto:

    E cosa succede quando si risponde alla paura con “smettere di sentire”?

    • mimarzano ha detto:

      Quando si “smette di sentire” si è già oltre la paura… è una forma di panico che paralizza. Lo dice anche Montaigne: talvolta la paura ci fa volare, altre volte ci inchioda al suolo. Diciamo che per affrontare veramente ciò che ci fa paura bisogna pian piano ricominciare a sentire e solo poi cercare in sé quelle famose risorse…

    • Laura ha detto:

      Il “non sentire” è molto pericoloso più della paura stessa!

      • isabella ha detto:

        Anche perché difficilmente si vede una via d’uscita… in questo stato! E ritornare sui propri passi… per potere risentire…è paralizzante…

      • isabella ha detto:

        Però Michela… in un suo intervento… diceva che affrontare il proprio dolore (non era la paura.. ma il dolore…) poteva essere al di sopra delle nostre forze… in certi momenti… e che poteva comprendere chi congelava il proprio dolore per affrontarlo a data da destinarsi… Potrebbe essere così anche per la paura? O il rischio di non sentire potrebbe diventare “cronico e irreversibile”?
        (scusate se mi sono ripetuta negli interventi… ma è una cosa che mi sta molto a cuore…)

      • mimarzano ha detto:

        Credo che ci sia una differenza di gradi: quando dicevo che talvolta il dolore può essere troppo grande per scavare dentro, non volevo dire non affrontarlo, ma affrontarlo con cautela, pian piano, fin dove si può quando si può. Con la paura è un po’ la stessa cosa…🙂

  7. giovanna ha detto:

    anche io intervengo con una citazione: elias canetti (in quel capolavoro che è La lingua salvata) scriveva che “saremmo ben misera cosa senza le nostre paure”. l’importante è non farne una rete in cui restare impigliati, ma ammetterle e affrontarle. buon inizio di settimana a tutti.

  8. PrecariaMente ha detto:

    Io ho paure antiche ancora ora che ho 30 anni … ho paura del buio, di rumori strani, dei fantasmi e di essere abbandonata. Oramai ci convivo e forse mi mancherebbero se un giorno sparissero.

  9. Serena Tudisco ha detto:

    Quanto mi piacerebbe senza paura, quanto vorrei riuscire ad entrare nella stanza che ha ospitato mia nonna nell’ultimo giorno con noi, con tranquillità ma non ce la faccio. Credo che certi dolori, almeno per me, non riescono ad essere sopiti dal tempo, come dicono in tanti.

  10. augusta rita epifani ha detto:

    La paura, che mi ha paralizzato per anni, è un pozzo senza fondo che risucchia qualunque esperienza della vita, bella o brutta che sia.
    Ti sottopone ad una percezione stressante che è l’aspettativa. Si vive immaginando tempi migliori senza sapere effettivamente quali sono ” i tempi migliori”.
    Se la paura ci ha impedito di vivere pienamente come si può aspettare fiduciosi il meglio per noi.
    Quello che però posso dire e testimoniare è che la paura per me ha rappresentato un pò il capolinea, l’ultima fermata..dovevo scegliere: rimanere in quel luogo brutto e solitario o cominciare a visitare altri luoghi che si offrivano al mio sguardo e da me ignorati per una intera vita.
    Ho deciso, grazie all’aiuto di cari amici, i miei aiutanti magici, di visitare questi luoghi come un turista che non ha chiara la sua meta.
    E’ possibile che io ritorni indietro , che i luoghi visitati non mi entusiasmino, ma finalmente potro’ deciderlo con cognizione di causa e consapevolezza.
    Il mio intorno non ha fatto altro che incoraggiarmi a vedere il mio potenziale che da sola non riuscivo a cogliere appieno.
    Adesso mi sento un minatore che nei luoghi scuri e incerti della miniera sta cercando il suo tesoro.
    Grazie, cara Michela per avermi aiutato a a tirare fuori una parte di me stessa cosi’ nascosta e timida.. soprattutto spero di essere utile a qualcuno.
    Grazieeeeeeeee
    Ho sofferto molto.
    , direi carissimi amici amici

  11. Andrea ha detto:

    La paura esiste, è naturale, è un avvertimento. Quando si prova paura si è profondamente influenzati e fortemente condizionati e quindi in un certo senso la paura indebolisce l’identità e la libertà dell’individuo. Per difesa, in molti preferiscono assecondare le proprie paure senza combatterle e senza emanciparsi, in una sorta di autorassicurazione, forse anche per pavidità, richiudendosi in una gabbia virtuale. E’ invece necessario riconoscere la paura ed essere capaci di reagire, alzare la fronte e difendere sè stessi. Specialmente quando il pericolo non è reale ma soltanto immaginato, simulacro di una situazione da noi stessi generato. Specialmente di fronte ai mostri e ai fantasmi che questa società sventola quotidianamente: falsi problemi, nemici inesistenti, uso sistematico di tecniche di drammatizzazione che generano paura, insicurezza,
    ma anche divisioni sociali, guerra tra poveri. Anche per questo è necessario riconoscere la paura, capirla e vincerla. E’ una battaglia individuale, che ognuno deve quotidianamente combattere e vincere, per potere essere veramente sè stesso. Ma è anche una battaglia collettiva, a cui ogni individuo dovrebbe contribuire, per cercare di difendere e conquistare la libertà di tutti.

  12. Dario Petrolati ha detto:

    LA PAURA COLLETTIVA SINGOLA OSCURA ALL’ALBA DEL SOLE DI AGOSTO OVUNQUE ALBERGA LA PAURA ALLORA CI NASCONDIAMO CHIEDIAMO PURE AIUTO ALLA PERSONA PIU’ LONTANA.
    LA PAURA CHE OGNUNO DI NOI PUO’ AVERE LA SENTIAMO NELLA MANO DEL BIMBO COME IN QUELLA DELL’AMATA-O CHE TEMIAMO PERDERE
    fILOSOFICAMENTE E RELIGIOSAMENTE AD OGNI LUOGO ORA SE ESSA APPARE ALL’IMPROVVISO BEVIAMO ACQUA MISTA A MEDICAMENTO PER PERDERE MAGARI CONOSCENZA.
    LA PAURA NON SI REGALA E MANCO RUBA E’ COLORATA QUASI COME LA MORTE.
    SE DOVESSE SPARIRE ALLORA CHIEDEREMMO AD UN DIO PERCHE’…..
    COME NEI FILMS DI QUANDO ERAVAMO BAMBINI……
    dario.

  13. MARY ha detto:

    CONTRO IL DOLORE CI SI ANESTETIZZA….E’UN ALTRO A VIVERE…E’ UN ALTRO CHE VEDE MORIRE LE PERSONE CARE..E’ UN ALTRO CHE VEDE GLI ALTRI FERIRE LA PROPRIA ANIMA COME SE NON LO FOSSE…..LA PAURA E’ INFINITAMENTE POCA COSA…ALL’ASSENZA DI SE!

  14. damiano biscossi ha detto:

    paura di esistere paura di vivere paura di amare paura di non essere all’altezza.
    Si combatte contro un “impulso” che quando meno te lo aspetti eccolo li a farti saltare dalla sedia. Eri tranquillo pensavi fosse sparito ed invece ci sei di nuovo. Questa volta lo vedi te ne rendi conto ma è cosi forte da tirarti a terra. Non importa se in quel momento hai tutto, quel tutto si trasforma in niente e rimani con quel fantasma. Cerchi di stare perchè solo cosi forse potrai scoprire. Capire non basta, vedere è un passo in piu ma non basta. Quell’impulso una mattina non ci sarà forse più e quella paura si trasformerà in farfalla. La farfalla però si sa vive poco😉 ma è troppo bella per non tenrare di volerlo essere.

  15. urbano flacco ha detto:

    gli oggetti si ricompongono
    in nuove proporzioni
    e rappresentano,
    inconsapevoli,
    nuovi significati.
    si riproduce la medesima realtà
    in combinazioni diverse,
    infinite.
    l’attesa è interminabile.
    il sonno supplisce la morte.
    momentaneamente.
    sembra quasi che ciò che si sopporta
    sia il limite ogni volta.
    si ha paura del proprio cervello.

    non scordarsi mai però
    che il piacere giunge inaspettato:
    da una melodia,
    da un sorriso,
    da un dialogo.
    da un disagio.
    si rinnova il proprio ardore.
    con semplicità.
    bisogna rispettare
    il mistero della profondità
    della tristezza altrui.

  16. tienilo per te ha detto:

    La paura interiore è un’emozione. Un’energia che si accende e mette il corpo in movimento quando nella vita relazionale s’affaccia una presenza in qualche modo Altra rispetto ai codici interiorizzati che formano ed informano la nostra identità pubblica e sociale.
    Dove orientare questa energia quando si sprigiona? Come elaborarla? Quale forma darle e come servircene per mettere in atto comportamenti adeguati?
    Non conosco altra via che attraversarla in tutto il suo informe territorio. Entrarci dentro e non fuggire alle prime ombre che il suo lavoro nel corpo ci proietta. Guardare quelle scene interiori che la sua luce rischiara e accoglierle per diventarne consapevoli. Perché solo diventando consapevoli delle nostre paure possiamo entrare in una regione di incontro con quell’alterità esteriore che le ha risvegliate.
    Succede invece molto spesso che l’ego culturale a cui obbediscono i nostri comportamenti ordinari, alle prime avvisaglie di paura, organizza una risposta di paura.
    Paura dell’emozione: paura della paura.
    Come dire che l’ego identitario preferisce rispondere al moto di paura dicendogli: “Tu mi vuoi far vedere ciò che io accuratamente nascondo oppure ciò che ho perso per strada o non ho ancora. Ma io non voglio vedere affatto tutto questo: la consapevolezza di ciò mi chiederebbe uno sforzo troppo grande di ricerca, d’allargamento delle mie dimensioni, dell’esperienza dell’amore”.
    E da questa risposta scaturisce un atto di contrazione, di costruzione di barriere, e di respingimento. L’Alterità rifiutata dev’essere radicalmente cancellata, fatta sparire, simbolicamente uccisa. Un consumo enorme d’energia al servizio delle muraglie dell’Ego: le fortificazioni protettive da cui nasce il razzismo. In tutte le sue forme e le sue sfumature.

    Tratto da “METRO” di Renato Curcio – Edizioni Sensibili alle Foglie

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