Non sono triste, ma grazie per avermi consolato!

Parlavo del vuoto. È vero! E quando si parla di vuoto, immediatamente, tutti si agitano. Perché non va bene, non fa bene, è pericoloso… E allora è un “corri corri” generale.  Come se si dovesse andare subito a cercare tutti i cerotti che ci sono in casa per tamponarlo. Come se lo si dovesse immediatamente colmare.

Solo che non è così!  Perché nessuno di noi può essere o avere “tutto”. E allora inevitabilmente, prima o poi, qualcosa ci manca. E il vuoto che ci portiamo dentro è solo il segno della nostra umanità. La traccia di tutto quello che possiamo ancora desiderare e amare…

Allora no, non sono triste anche se parlo del vuoto. Non sono triste anche quando faccio a pugni con la realtà. Non sono triste anche quando sono irrequieta e insoddisfatta di come vanno le cose. Anche se fa sempre piacere rendersi conto che le persone care ti vogliono consolare… Perché anche le carezze sono una traccia di umanità… E l’amore è anche, e soprattutto, prendersi cura!

 

 

Non sono triste perché sto bene! Cioè “sto male, ma male come chiunque altro”, come scrivo in Volevo essere una farfalla. Perché ognuno di noi ha le proprie difficoltà e le proprie fratture. Ma questo non impedisce di sorridere. Anche quando il vuoto si riapre all’improvviso…

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17 risposte a Non sono triste, ma grazie per avermi consolato!

  1. fernando ha detto:

    Si sta male , per il solo fatto di essere più sensibili di altri più profondi nel vedere , perché le vedi

  2. marina ha detto:

    i vuoti permettono tuttavia di poter accogliere cose nuove nuovi legami nuove aperture possiamo immaginare con che cosa ci piacerebbe riempirli

  3. newwhitebear ha detto:

    Non credo all’equazione vuoto uguale a tristezza. Il vuoto è la mancanza di qualcosa o l’isoddisfazione per non aver centrato gli obiettivi.
    La tristezza è un sentire che qualcosa non va dentro di noi e intorno a noi.
    Altro post interessante.
    Un saluto

  4. Fulvio Sguerso ha detto:

    Certo che la tristezza non è solo una questione di vuoto o di pieno, di assenza o di presenza, di bisogni soddisfatti o insoddisfatti, anche perché, come ha detto benissimo Michela “nessuno di noi può essere o avere ‘tutto’. E poi, come s’è detto altre volte, la tristezza viene e va senza chiederci il permesso, e non dipende dalla nostra volontà. Diciamo che è una tonalità della vita, come la gioia, come il timore. come il dolore e il piacere, come la speranza e, purtroppo, la disperazione…Solo i morti, direbbe Pavese (con Leopardi), non soffrono. Almeno si spera.

  5. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  6. Dario Petrolati ha detto:

    grazie Michela
    leggerti è sempre stupendo
    averti accanto
    qui in Padova buia
    verrà giornata
    forse leggera
    verrà
    ma non sarà per tutti uguale

    io
    tu
    e quanti cari amici
    abbiamo la nostra sensibilità
    il nostro vuoto
    la ferita di una recente lettura
    fatta a sproposito

    il pensiero di chi
    come noi colloquia
    di lontano

    prende a pugni l’aria
    ed i cazzotti
    ci rimbalzano addosso
    è solo specchio
    allora mi alzo
    osservo fuori la notte ancora
    a Padova nessuno in giro
    piccole luci in sperduti bar

    mi scrollo di dosso
    piccoli probabili tristi pensieri
    non voglio
    c’è Venezia
    più in là
    ieri la giovane ragazza
    Claire è andata a vedere
    per divertirsi
    poi mi racconterà

    e tu Mi chela
    lo senti
    come poi
    ‘sto carnevale?

    sorridi
    un secondo e
    scendi giù dopo
    a sentire le voci
    Buon giorno amica
    cara intelligente
    e sensibilmente bella
    Michela….♪ ♪ ♥

    dario.

    http://www.dariopetrolati.it

  7. Maria Rosaria Azzarello ha detto:

    ci sono vuoti che possono uccidere… spesso tramortiscono…
    a volte cerchi freneticamente di riempirlo il tuo vuoto per non soccombere al dolore che lo ha provocato e lo provoca…talvolta ti ferisci per non sentire quella profonda tristezza che ti lascia…poi, con il tempo, comprendi che va cullato e impari ad accoglierlo come si fa con un bimbo, per imparare a riempirlo bene…la parola che mi ripeto spesso è “piano”, piano per non farsi male, per trovare ciò che lo culla e le cose di cui ha bisogno; piano, per non diventare una zavorra, per imparare ad uscire dal tuo bozzolo a cercare fuori veri balsami…spesso trovi parole e mani calde come gioielli, ma quel vuoto rimane si impara solo a portarlo con più leggerezza!

  8. prigionieralibera ha detto:

    non come chiunque altro… tu hai la sensibilità.. ci fa soffrire ma è la nostra grande forza!

  9. Giovanni ha detto:

    Strano… in analisi matematica il vuoto, che sarebbe rappresentato da una linea f(x)=C, non esiste, poiche’ è generato dalla somma infinita di funzioni armoniche di ampiezza diversa e tendente a zero… insomma, paradossalmente nel vuoto sembra esserci nascosta l’armonia infinita…

  10. masticone ha detto:

    la sensibilita fa la differenza…e tu ne hai da vendere…..

  11. Laura Cries ha detto:

    il fatto è che siamo circondati da vuoti.

  12. darktrilly ha detto:

    …e si cresce, anche attraverso la tristezza. Grazie Michela. Rebloggo, perchè è davvero importante. Almeno per me.

  13. simonetta ha detto:

    Vivere con serenità lo si può fare quando si accettano anche questi momenti di “vuoto” e si impara a conviverci magari con un sorriso…sapendo che poi tutto passa.

  14. Carla ha detto:

    Ieri “ti” – mi permetto il tu per età, studi comuni, affinità, direi – ho visto a Le Invasioni Barbariche. Grazie. E sei stata uno spunto importante per il mio ultimo post, che mi permetto di inoltrarti: http://www.carlamassaro.biz/2012/03/lo-ammetto/
    Grazie ancora.

  15. Alessandra ha detto:

    Michela, grazie.
    Penso che le tue parole aiuteranno anche chi, come me, da sempre ha la fortuna di stare male come chiunque altro. E poi non riesco a non pensare che con questo libro tu abbia avuto accesso a quella parte di te che è chiara e inconfondibile solo agli occhi degli altri perché tutti questi feedback ti fanno fare un giro attorno a te stessa per dare una sbirciata al tuo diamōn e vedere quanto sei davvero “brava” dentro.

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