Per raccontare il mondo…

Non credo si possa raccontare il mondo se prima non si sono fatti i conti con se stessi. Almeno io non avrei potuto farlo. Oppure dopo un po’ avrei smesso… Perché anche se i conti con la vita non tornano mai, come si può  dire qualcosa di autentico se non si è prima di tutto sinceri con se stessi, talvolta anche feroci?

Certo, non basta dire “io esisto” per scrivere. Michela Serra ha ragione quando sottolinea l’impostura di coloro che, presi dalla smania di “comunicare”, si dimenticano che la scrittura è sovrana. Perché quando si scrive sono le parole che a volte si impongono… Però non credo che abbia ragione quando dice che per scrivere è necessario dimenticare l’io. Chi, se non l’io, parla? Chi, se non l’io, racconta?

Certo, talvolta l’io straparla. Talvolta l’io si esprime meglio quando ci si mette un po’ in sordina e si cerca di non “occupare tutto lo spazio”. Ma è sempre l’io che cerca le parole per dire quello che prova o che capisce… talvolta per dire anche quello che gli sfugge… un io che “balbetta”, come direbbe Lacan, e che, proprio quando balbetta, riesce a esprimere la verità che si porta dentro…

Certo, di verità ce ne sono tante. Talvolta l’errore più grande è quello di credere che ce ne sia una sola, sempre la stessa, che non cambia mai… Ma a cosa servirebbe scrivere se non si cercasse mai la verità, quella che talvolta si sbriciola e scompare… quella che ci tiene in vita… quella che rincorriamo sempre… quella che a tratti appare…

È in quegli attimi che anche la gioia ci sommerge… e poco importa se si tratta solo di qualche attimo…

 

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38 risposte a Per raccontare il mondo…

  1. orimnaoj ha detto:

    …leggendo mi è venuta in mente questa poesia di Eduardo Galeano
    “Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
    Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là.
    Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai.
    A cosa serve l’utopia?
    Serve proprio a questo: a camminare.”

  2. ilpoetaignorante ha detto:

    Le verità si infrangono, mutano per rivestirsi di nuova pelle. L’io si cura del suo esserci. La gioia può sovrastarci..magari solo per un attimo, rendendolo “eterno” nel ricordo. Il senso si perde nel cumolo delle ombre che parlano. Non bisogna nascondersi. Ma rispondere all’essere e al suo richiamo:a quella responsabilità di essere uomini e donne in questa terra, in questo mondo. Sembra tautologia. Ma ora mi chiedo…Perché siamo portati a raccontare e a confrontarci? perché l’uomo è animale sociale? ma ciò imporrebbe uno scopo. C’è uno scopo? è giusto chiedersi se ci sia un aspetto teleologico nell’uomo? e come muta la morale? Io so solo che voglio parlare, che spesso ne sento il bisogno. Che al bisogno segue il grido! ma quale grido? Forse quello di chi si domanda e non sa dare una risposta, quello della questione del tempo che avanza , che lascia ricordi affacciandosi al futuro nulla..ma anche questo è troppo teoretico. la vita non è solo questo. Vorrei un vademecum capace di indicarmi la via. Ma forse sarebbe solo un palliativo che contrasta con la responsabilità che sento. Ma perché la sento?e perché ne parlo? so solo che è un bisogno…che non posso farne a meno. Mi sembra un circolo. Ma se ne dovrà pur uscire!? Non so ancora come…non so ancora quando…non so perché…so solo che non so…Ma odio questo! Non si può tornare a Socrate! Non pretendo assoluto…non lo voglio nemmeno. Ma la questione esistenziale dovrà pur avere un rilancio!? Alle domande faccio seguire il silenzio. Sembra che parli. Ma forse è solo il bisogno del mio io che non sa parlar più e rimane muto.

    A rileggerlo sembra brutto. Sembra una visione distorta. Ma io amo la vita,anche se non so perché. é un regalo, dicono. Ma per chi? per cosa?Silenzio…ancora silenzio..meditazione..Sentire il fardello…di cosa e di chi? Di me e forse anche di te, che sei un pò uguale a me…Au revoir.

  3. newwhitebear ha detto:

    Il problema di ciò che è vero o falso dipende se l’oggetto della verifica è una sensazione soggettiva o un dato oggettivo.
    Nel primo caso quello che per noi è vero, per altri è falso in virtù del fatto che il metro di misurazione è personale.
    Nel secondo caso è l’evidenza che ha in sé il vero o il falso.
    Così quando si scrive si esprime quello che noi vogliamo trasmettere ovvero il nostro Io che potrebbe essere anche molto distante da quello che vogliamo apparire.

  4. Elena Cattabiani ha detto:

    tollerare se stessi è la vera poesia

  5. Lele ha detto:

    Mi incanta la tua capacita’ di spaziare dal rigore filosofico alla spensieratezza dei bambini. Il tuo blog dimostra come essere grandi intellettuali non significa affatto perdere l’amore per le cose semplici. Dammi il tuo autocontrollo, Michela! Un abbraccio telematico

  6. samantagiambarresi ha detto:

    Una volta ho letto che la contraddittorietà è poesia. Penso che il perchè stia nel fatto che vi sono le verità oggettive e quelle soggettive e alle volte laMia verità cozza con la Tua verità.

  7. cKlimt ha detto:

    e’ sempre l’Io che cerca inciampando, parole che possano in minima parte riflettere la propria verità e la Verità che si ipotizza oggettiva ma oggettiva non è.
    Alla fine “poesia” è il raccontare la cocciutaggine di un Io che pur conoscendo i suoi limiti, le sue cadute, le sue fragilità, s’ostina a voler abbracciare un mondo che non si lascia abbracciare.

  8. Andrea Dévis ha detto:

    Mi piace la tua disamina sull’ “IO”. Forse il compito di chi scrive è proprio il riordino delle parole; possibilmente combinate in modo da rendere una frase di senso compiuto: comprensibile agli altri e soprattutto a noi stessi, che fortunatamente siamo ancora capaci di sorprenderci e di gioire -anche se per pochi attimi- di quello che creiamo.

  9. Laura Cries ha detto:

    Questa riflessione è bellissima. Io aspetto fiduciosa di fare i conti con me stessa per poi lasciarmi attraversare dalla scrittura.

    A volte mi chiedo come tu faccia a trovare anche il tempo di scrivere qui..con tutti gli impegni.
    Grazie per la partecipazione alla giornata nazionale del fiocchetto lilla, il tuo contributo è stato importante. Qualcosa si sta muovendo davvero, ed è una speranza per tutti noi.
    Abbracci.
    L.B.

  10. Mari Rosaria Azzarello ha detto:

    Il dubbio è per me la parola chiave… mi ferma e mi costringe a sentirmi e a sentire.
    Amo le persone che dicono “sai ho un dubbio” perchè comprendo che hanno voglia di confrontarsi e di crescere; è qui che la parola ha un senso, diventa il dono che ci facciamo, nel dubbio non ha nessun autocompiacimento e non delira, ma da e prende semplicemente spazio..aiuta a riflettere e, perchè no, anche a riflettersi, passa umilmente attraverso il nostro vero “io”. Non mettiamole a tacere quelle parole, soprattutto quando “balbettano” sono più vere e preziose, sono quelle che fanno circolare amore, quelle che non hanno autocompiacimento e… possono diventare delle sfide per creare alleanze. Quante ombre potrebbero spazzare via i nostri balbettii, se solo comprendessimo da quale profondo arrivano…e tu Michela sai come farceli arrivare!

    P.S. guardate la semplicità con cui Pimpa trova il modo di colmare la sua solitudine nel video “Pimpa e il suo pupazzo di neve! L’ho guardato e riguardato decine di volte!!!

  11. versicoli ha detto:

    Cara prof. Michela,
    io sono un suo ammiratore e le vorrei chiedere un favore: potrebbe mettersi la minigonna quando va in televisione ? Chiedo troppo ?

    • Claudio ha detto:

      oh miodio!

      • versicoli ha detto:

        Lo so bene che la richiesta può sembrare assurda, ma a me piace molto la prof.
        Mi attrae. La trovo molto sexy. E non ho alcuna intenzione di arrecarle disturbo. Non voglio disturbarla alle conferenze. Non voglio conoscerla di persona. Posso solo seguire il suo blog, leggere alcuni suoi libri e vederla in televisione. E poi che c’è di male ? Sarebbe il mio sogno vederla in minigonna. Almeno per una volta !!!! Mi intrigherebbe assai. Concludo con una breve poesia del cantautore livornese Piero Ciampi[1934-1980]: “Quanta gente/ d’intorno/ che non ci ama. / Gianni/ quanta gente/ che ci ama/ e non può raggiungerci.”

    • Fulvio Sguerso ha detto:

      versicoli con che parola rima?

  12. adifferentblonde ha detto:

    Dimenticare l’Io per me sarebbe impossibile. Scrittrice immatura, troppo poco “professionista” per riuscire a farlo … ma dove trovo la passione se cancello il mio”io” ?!

  13. Isabella ha detto:

    Io? E’ solo una promessa, non una premessa, forse.

  14. damiano biscossi ha detto:

    Ognuno di noi è tante cose, molteplice. Mettere tutto assieme e sempre complicato. Pero ci sono delle parti che teniamo spesso in ombra. Abbiamo visto le tue ali cara farfalla Marzano. A me sono piaciute e hanno fatto si riuscissi a sbirciare anche le mie. Quell io io io non e tutto la Marzano, se legge con attenzione la Serra riuscira a vedere anche tutte le altre sfumature che credo abbia perso.

    Grazie Michela Marzano grazie

    Damiano

  15. Claudia ha detto:

    e soprattutto perchè non ci può essere una scrittura altra? Per parlare dell’umano non si può non partire dall’ “evento inatteso”…come direbbe Lacan…è ora di finirla di strangolarci e di strangolare con l’universale…quell’universale che porta spesso a trovare solo le parole di un dover essere uguale per tutti…ma dell’essere…neanche l’ombra…dove c’è io c’è singolarità…una singolarità che non si dà mai in terza persona!

  16. giulsaspetta ha detto:

    Ho 20 anni. Un giorno come tanti vado in biblioteca e trovo un libro sull’anoressia, scritto da una certa Michela Marzano. Penso che lo leggerò, perché anche io ho sofferto molto per il cibo, ci soffro da una vita. Penso che lo leggerò, anche se sono certa di trovare solo teorie trite e ritrite. E invece… Invece le pagine scorrono via, non conosco Michela Marzano, ma la capisco. E oggi volevo solo lasciare un mio messaggio: Grazie.

    …”Io sono qui, voi dove siete?”….

  17. Allison Burne ha detto:

    La scrittura è la conferma del proprio “sentirsi io” ma anche il tentativo di negarlo, dipende in che periodo ti trovi, quali svolte hai maturato, etc.,. Sicuramente è un’attimo di riflessione, attraverso una specie di resoconto del vissuto. Leggi, ti riconosci, sei soddisfatta. Il problema è che: o fai il resoconto, oppure vivi. Non è possibile farli contemporaneamente, e nemmeno fingere l’uno per l’altro. E questa consapevolezza è la più grande afflizione di chi scrive perché, nonostante egli se ne renda conto in un modo laterale e, per certi versi, ciò sia fonte di gioia, non gli riesce proprio di evitare di occupare parte del suo tempo di Vita per resocontarla.

  18. Dario Petrolati ha detto:

    tanto per dire raccontare eppoi che cosa
    la giornata piena o vuota e con chi poi
    non importa
    allora senti il bisogno di dire scrivere
    una cosa che se rimane dentro scoppi

    Scrivi per sapere anche chi sei perchè
    leggendoti e facendoti vedere in pubblico
    sulla stampa giornale o libro che sia
    pensi che poi è tutto un guerreggiare
    dentro la testa lo stomaco e gli occhi

    Hai bisogno di confrontarti come allo specchio
    per vedere il colore del vestito la misura delle scarpe

    tutto poco ed oltre tante son le “cose” che pigiano attorno
    e dentro noi che se non ti butti sul foglio
    allora corri dal medico per curarti
    una malattia qualsiasi

    e tu Michela
    dimmi dove sei ora
    che andremo assieme
    dove…?

    dario….♥ ♪

  19. Fulvio Sguerso ha detto:

    Che cosa sarebbe un io senza un tu (e un tu senza un io)? Ma non basta: che cosa sarebbe un io senza un noi? E un noi senza un voi? Come si vede, le relazioni fondamentali si stabiliscono tra la prima e la seconda persona singolare e plurale (“Ama il prossimo tuo come te stesso…amatevi gli uni gli altri…come io ho amato voi…”). E la terza persona singolare e plurale? E’ pur necessaria per le relazioni sociali ed economiche, ed anche per i racconti “in terza persona”. Ma la relazione fondamentale è quella di un io con un tu. Un caso particolare è quando un io dialoga con se stesso, o con il suo io di un tempo che fu. Dov’è finito l’io che eravamo ieri (e il suo mondo)? E come sarà il nostro io di domani? E chi potrà raccontarlo meglio dell’io che racconta, con se stesso, anche il suo mondo? E poi, raccontarlo a chi se non a un tu che ci comprenda?
    Un caro saluto da
    Fulvio

  20. antonella ha detto:

    HO SEGUITO QUALCHE SETTIMANA FA LA SUA INTERVISTA A “LE INVASIONI BARBARICHE” E LA CURIOSITA’ DI LEGGERE IL SUO LIBRO E’ STATA FORTE. L’HO LETTO IN UN GIORNO E SA CHE COSA HO PROVATO? L’ HO INVIDIATA…CURIOSO NO? INVIDIO LA SUA INTELLIGENZA, LA SUA CAPACITA’ DI AFFRONTARE LA VITA NONOSTANTE TUTTO IL DOLORE CHE PUO’ ARRECARE. INVIDIO LA SUA VITA PERCHE’ INSEGNA FILOSOFIA. ANCHE IO SONO LAUREATA IN FILOSOFIA MA IO ERO UN SEMPLICE NUMERO DI MATRICOLA… COMUNQUE VOLEVO SOLAMENTE FARLE I COMPLIMENTI PER IL BEL LIBRO CHE HA SCRITTO.
    LA SEGUIRO’ CON INTERESSE…
    ANTONELLA

  21. pina ha detto:

    Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
    io sono sempre cinque minuti fa,
    il mio dire è fallimentare,
    io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
    all’essere e non lo so dire, non lo so dire,
    io appartengo e non lo so dire, non lo so dire
    io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire

    io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
    io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
    io non ho parole pregnanti, io non ho parole
    cangianti, io non ho parole mutevoli,
    non ho parole perturbanti,
    io non ho abbastanza parole, le parole mi si
    consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
    parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
    io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
    parole, mai abbastanza parole

    ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
    ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
    ho solo parole che mi deludono,
    le mie parole mi deludono, sempre mi deludono
    sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

    io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
    all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io
    appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
    io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.

    M. G. “Fuoco Centrale”

  22. ioviracconto ha detto:

    E come si fa a dimenticare l’io, se si vuole scrivere? Nemmeno quando raccontiamo ciò che avremmo potuto o dovuto essere…🙂

  23. Giovi ha detto:

    e se l’estraniarsi dall’io, possa permettere a chi scrive di esprimere una visione non condizionata dal proprio vissuto ?

  24. annitapoz ha detto:

    Mi è piaciuta proprio tanto questa riflessione! Mi permetto di fare il reblog.
    Un caro saluto, Annita

  25. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  26. pamela5846 ha detto:

    Non credo si possa raccontare il mondo se prima non si sono fatti i conti con se stessi. Almeno io non avrei potuto farlo. Oppure dopo un po’ avrei smesso… Perché anche se i conti con la vita non tornano mai, come si può dire qualcosa di autentico se non si è prima di tutto sinceri con se stessi, talvolta anche feroci?

    Certo, non basta dire “io esisto” per scrivere. Michela Serra ha ragione quando sottolinea l’impostura di coloro che, presi dalla smania di “comunicare”, si dimenticano che la scrittura è sovrana. Perché quando si scrive sono le parole che a volte si impongono… Però non credo che abbia ragione quando dice che per scrivere è necessario dimenticare l’io. Chi, se non l’io, parla? Chi, se non l’io, racconta?

    Certo, talvolta l’io straparla. Talvolta l’io si esprime meglio quando ci si mette un po’ in sordina e si cerca di non “occupare tutto lo spazio”. Ma è sempre l’io che cerca le parole per dire quello che prova o che capisce… talvolta per dire anche quello che gli sfugge… un io che “balbetta”, come direbbe Lacan, e che, proprio quando balbetta, riesce a esprimere la verità che si porta dentro…

    Certo, di verità ce ne sono tante. Talvolta l’errore più grande è quello di credere che ce ne sia una sola, sempre la stessa, che non cambia mai… Ma a cosa servirebbe scrivere se non si cercasse mai la verità, quella che talvolta si sbriciola e scompare… quella che ci tiene in vita… quella che rincorriamo sempre… quella che a tratti appare…

    È in quegli attimi che anche la gioia ci sommerge… e poco importa se si tratta solo di qualche attimo…

  27. pamela5846 ha detto:

    bello piu che maiii

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