La solitudine

La Stanchezza dipende sempre da noi. Da quello che facciamo sempre e comunque, nonostante tutto. Ma anche da quello che evitiamo di fare. Dalle battaglie per allontanarci dal passato e dalla voglia di pianificare ogni istante del futuro…

La solitudine no. Quella ci casca addosso. La subiamo… Perché non basta un sorriso per essere accettati. Non basta essere “adatti”. Non basta sforzarsi…

È difficile aprirsi una strada nel cuore della gente. Quando succede, è il cielo che si squarcia. È il mistero dell’amore. Che accade quando meno te lo aspetti…

“Io sono qui, tu dove sei?” Lo si legge sul viso di chiunque. Lo si indovina nello sguardo rassegnato e stanco. Lo si incrocia per caso nell’angolo buio delle strade…

Nessuno si salva da solo… Ma è sempre da soli che si può imparare ad accudirsi…

 

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48 risposte a La solitudine

  1. Daniela Cellai ha detto:

    Bellissime parole….è un piacere per la nostra anima…ciao Buona Domenica Michela.

  2. prisma78614museum ha detto:

    Quanto mi riconosco in questo scritto!
    Grazie.

  3. ilpoetaignorante ha detto:

    L’incredibile affinità lega persone diametralmente lontane..il cielo ondeggia sui destini avvolti da nembi e giace nello sguardo di chi sa osservare. Non posso salvarmi da solo, lo so. Ma posso imparare ad essere me stesso,senza superbia. Buona domenica anche se lei non può rispondermi. Spero di poterla incontrare dal vivo, un giorno. Arrivederci a lei che sente voci che spesso affollano i silenzi di chi riesce ancora a sentire.

  4. kongming86 ha detto:

    Lady Oscar, mi sembra di ricordare, finiva malissimo. E anche Giovanna d’Arco non scherzava… se il prezzo della coerenza, degli ideali, del rispetto di sé stessi è così alto, credo sia il caso di chiedersi quale sia l’origine del problema. La solitudine dell’esistenza – oggi variamente soffocata in forma di socialità poco autentiche, molto alcoliche e quasi teatrali – nasce da una fenomenologia della relazione (del rapporto, direbbe Karl Lowith) ridotta all’analfabetismo. Incapacità di accettare l’altro che sgorga dalla debolezza degli strumenti con cui siamo gettati nel mondo. Un problema di educazione? Una cultura lontana dalla vita? Bisogno di vera e propria evoluzione biologica? Chissà.

  5. Carla ha detto:

    Vivere insieme o morire da soli.

  6. thebrightoldoak ha detto:

    Those are true words!

  7. Antonio ha detto:

    Leggendo mi è tornato alla mente un passagio di “Camere separate” di Tondelli, che mi appuntai.

    “La solitudine impietosisce gli altri. A volte lui sente lo sguardo indiscreto della gente posarsi sulla sua figura come un gesto di violenza inaudita. Come se gli altri lo pensassero cieco e gli si accostassero per fargli attraversare la strada. Certe premure lo offendono più dell’indifferenza, perché è come se gli ricordassero continuamente che a lui manca qualcosa e che non può essere felice. Si vede con un lato del corpo sanguinante, una cicatrice aperta dalla quale è stata separata l’altra metà. Vorrebbe spiegare che sì, Thomas gli manca e di questo sta soffrendo. Ma che non avverte la propria solitudine come una disperazione. Si sta concentrando su di sé, si sta racchiudendo nelle proprie fantasie e nei propri ricordi. Sta cercando di abbracciare la parte più vera di se stesso recuperandola attraverso il ricordo, la riflessione, il silenzio”
    (Pier Vittorio Tondelli, “Camere separate”)

  8. mauri53 ha detto:

    Non so se si nasce soli , si cerca di vivere in compagnia ma sicuramente si muore soli

  9. Chiara ha detto:

    è il cielo che si squarcia. è incredibile, hai sempre le parole più aderenti al vero di tutti…
    la cosa più difficile da credere, da capire è che è una cosa di tutti, di chi lo da a vedere e anche di chi no.

  10. snoopyna23 ha detto:

    La solitudine è brutta. Anche se cerchi di andare avanti, se cerchi di cambiare e di modificarti, non sarai mai accettata veramente. E’ tanto tempo che mi sento sola; è come sopravvivere, trascinarsi nel dolore.
    Ma è difficile reagire quando ti senti rifiutata continuamente e appunto poi ci si sente stanchi.
    Anche la stanchezza fa male..oserei chiamarla spossatezza.
    Il menefreghismo può aiutare fino ad un certo punto. Quando ti senti sempre sola in mezza agli altri, quando fai fatica ad andare avanti, ti senti persa e non sai cosa e come fare per sistemare le cose.
    Ho sempre cercato di affidarmi al tempo…in parte aiuta, in alcuni momenti però neanche questo basta.
    E mi domando che cos’è che impedisce di vivere bene, di essere sereni e di amare.E’ proprio qui il problema: amare. Non ne siamo capaci mai abbastanza.
    “Io sono qui, tu dove sei?” …mi viene da sorridere e da piangere perché è tanto tempo che me lo chiedo, che ci spero soprattutto.
    Grazie per quello che scrivi, un abbraccio.

  11. Graziella ha detto:

    Ha una sua solitudine lo spazio,
    solitudine il mare
    e solitudine la morte – eppure
    tutte queste son folla
    in confronto a quel punto più profondo,
    segretezza polare,
    che è un’anima al cospetto di se stessa:
    infinità finita.

    Emily Dickinson, Solitudine

  12. pyperita ha detto:

    Mi permetto di non essere d’accordo: la stanchezza spesso ce la procurano gli altri, sia fisica, quando ci sottopongono a lavori sfiancanti che non possiamo rifiutare che mentale, quando pretendono un’attenzione o una concentrazione che a stento riusciamo a dare. La solitudine non sempre ci cade addosso, perché spesso è una scelta personale che può essere anche fonte di arrichimento. Penso che solo chi sta bene con sé stesso riesce a stare bene anche con gli altri, per scelta, non per bisogno.

    • Premetto che sono parole sicuramente vere e quello che un pò mi rattrista,ma che anche rinforza il mio punto di vista,è vedere che la maggior parte dei commenti concordano pienamente.
      Per come la vedo io,periodi di solitudine capitano a tutti.Ognuno di noi si sente un pò solo ad un certo punto nella vita ma credo anche che niente accada sempre solo ed esclusivamente per merito degli altri,la solitudine ce la creiamo un pò anche da soli.
      Fa paura aprirsi agli altri,farsi vedere per quello che siamo veramente ma qualcuno deve pur fare un primo passo e non possiamo aspettarci che gli altri si interessino a noi così dal nulla,uscire dal proprio “guscio” è un rischio che pochi oggi sono disposti a correre..però forse,per una volta,invece di pensare che qualcuno finirà per ferirci,potremmo provare a pensare che qualcuno riuscirà ad apprezzarci.

  13. Maria Rita ha detto:

    Eppure… ci sono anche momenti della vita in cui la solitudine si sceglie. E semmai si è lasciati soli, dopo, soli, si rimane quasi per scelta. Forse perchè, ad un certo punto, ci si senti a più agio con se stessi e sicuramente meno forzati a fare ciò che per convenienza si deve… a stare in compagnia. Poi, può accadere un momento in cui la solitudine è squarciata da un’accoglienza improvvisa, da quella presenza, altra parte di te, che condivide ciò che sei, fino in fondo, senza finzioni e senza filtri. E si spera, pur morendo soli come qualcuno dice, di non morire comunque in solitudine.

  14. Maria Rita ha detto:

    Ops… mentre scrivevo qualcuno la pensava come me. Vero pyperita, solo chi riesce a stare bene con sé riesce a stare bene con gli altri, sa ascoltare… e sa accogliere anche il silenzio dell’altro.

  15. annadr ha detto:

    Eppure comincio a credere che invece sì, ci si salva proprio da soli. Da soli si cerca, da soli ci si rende recettivi a tutto quello che ci può servire per salvarci, risolverci, spiegarci e vederci interamente. La ricezione sottintende la presenza di un messaggio lasciato da un emittente. Ecco, si potrebbe pensare all’emittente come ad una compagnia fisica presente nella nostra vita quotidiana e allora ammettere che ‘nessuno si salva da solo’ ma non credo più sia così..su base empirica ho capito che quella compagnia, che per lo più può arrivare proprio nella piena solitudine con maggiore facilità, nel silenzio che facilita l’ascolto, è una compagnia che può venire da un altro tempo, un’altra geografia, un altra dimensione storica in cui uomini e donne che si sono sforzati di salvarsi da soli, hanno lasciato traccia del loro percorso, dei loro tentativi, dei loro risultati e della loro salvezza. Questi messaggi sono ovunque, fruibili a tutti, ma solo chi da solo si fa ricettivo può coglierli e farne tesoro. Quindi, credo proprio che ci si salvi da soli. Credo.

  16. Vince ha detto:

    Straordinario….come si può esprimere una profondità senza perdere la semplicità di farsi ascoltare

  17. hopefulsam ha detto:

    La Solitudine sa farsi odiare, temere ma anche amare, apprezzare. Io la adoro: nessun rischio di essere graffiati dalle parole di coloro alla quale tieni, nessuna paura di sbagliare. Solo tu e il silenzio dei tuoi pensieri. Meraviglioso.

  18. newwhitebear ha detto:

    Non è sempre detto che la solitudine la subiamo passivamente. Talvolta siamo noi a cercarla per estraniarsi dal mondo.
    Comunque è un’interessante riflessione che ho apprezzato.
    Un saluto

  19. Giovanni ha detto:

    Bellissime parole!!!! Complimenti Michela !!! Hai la capacità di spogliare le sintassi dal futile egocentrismo che si annida sempre, aimè, fra gli accademici. Le tue parole, gentili e scandite in punta di piedi, accolgono anche gli estranei con corroborante sincerità , disarmando i cuori dai muri della diffidenza e dal sospetto, fra le tue righe una persona si sente come avvolta dal calore del proprio focolare domestico… grazie !!!!

  20. apity ha detto:

    “Io sono qui, tu dove sei?” è una domanda che ho già letto nel tuo libro…
    A volte è il corpo che parla, perchè tu non riesci a dire le cose che vuoi dire, a voce.
    E il corpo quando parla, non lascia spazio doppi sensi e alle incomprensioni.
    Lo vedi lì, magro, pelle ed ossa. E’ chiaro. Soffri. Ma nessuno capisce il perchè.
    Per loro, sì, è incomprensibile il linguaggio del corpo.

  21. soggettivamente ha detto:

    Quando si è soli, si soffre. Quando si è circondati, ci si infastidisce. Occorre trovare un giusto equilibrio con noi stesso, una maggiore armonia con gli altri.

  22. Fulvio Sguerso ha detto:

    La domanda “io sono qui, tu dove sei?”, implica, mi pare, oltre a una richiesta di assunzione di responsabilità da parte del “tu” a cui è rivolta, anche un desiderio di corrispondenza e di riconoscimento, quindi non di una relazione dialogica purchessia, ma di una relazione dialogica in cui il soggetto che noi siamo si rispecchi nello sguardo (nel volto) di un altro soggetto, che a sua volta si rispecchia nel nostro sguardo (nel nostro volto). Anche se questi due rispecchiamenti non saranno mai identici, nondimeno questo desiderio nasce pur sempre dal bisogno vitale di essere riconosciuti, ascoltati, compresi, accettati per quello che siamo, ecc. Benissimo. Ma in questo desiderio non ci sarà anche qualcos’altro? Non ci sarà anche, per ipotesi, la volontà più o meno consapevole di assimilare l’altro a me stesso? In tal caso “io sono qui, tu dove sei?” significherebbe, in realtà: “vorrei che dove sono io, ci fossi anche tu”. Questo desiderio sottintende però la convinzione che il luogo in cui mi trovo sia il migliore dei luoghi possibili. Ma come posso essere sicuro che lo sia anche per il “tu” a cui mi rivolgo? In altri termini, come posso uscire dalla mia soggettività per entrare in quella di un altro (o far entrare la soggettività di un altro nella mia)?
    Questo non significa, tuttavia, che due soggettività non possano comprendersi, se non del tutto, almeno in parte.
    Un caro e riconoscente saluto.
    Fulvio

    • Silvia ha detto:

      Hai sciolto perfettamente il dubbio che mi era rimasto in merito alla frase “io sono qui ,tu dove sei?,dopo aver letto “Volevo essere una farfalla”,libro che peraltro ho trovato delizioso.Penso che “sforzaci” di essere “adeguati” con gli altri o aspettarci che essi lo siano con noi,non solo non sia utile ma che anzi sia una o la possibile causa della nostra solitudine.Liberare la mente da aspettative nei confronti nostri e degli altri , ci può rendere veramente ricettivi del presente,dell’io e del tu in questo momento,delle necessità nostre e di chi ci circonda,cercando così di esercitare la semplicità di attenzione e stupore ,della sintonia con il quì,ora.Forse con questo difficile ,quotidiano allenamento , vale a dire ,”vedendo”noi stessi ,si può tentare di placare il senso di solitudine e “vedendo” l’altro ,riuscire finalmente ad amare…Naturalmente è facile a dirsi…
      Un saluto a tutti.

      • Fulvio Sguerso ha detto:

        Grazie Silvia! Non mi capita spesso di sciogliere un dubbio in chi mi ascolta o in chi mi legge (anche perché tendo, più che a scioglere dubbi, a instillarne; essendo io il primo, cartesianamente, a dubitare).

  23. memoriediunavagina ha detto:

    Parole bellissime le tue.
    A me piace pensare (o meglio, ho bisogno di pensare) che si tratti solo di fasi. A volte anche molto lunghe. Ma necessariamente destinate ad avvicendarsi.
    E che in quelle solitarie, sia utile fare il punto di sé. Per completarsi meglio e incontrare meglio gli altri. Potendo dare di più e pretendere di meno.
    Ciao
    V.

  24. ornitorinconano ha detto:

    Parole vere, anche se un po’ amare.

  25. damiano biscossi ha detto:

    Tante impalcature per difendersi e nel momento in cui rallenti perchè stanco ecco qualcuno che passa quella corazza e forse ti sfiora. Stanchezza di un corpo a volte che chiede pietà di un correre rovinoso. Sei arrivato non puoi far altro che lasciarti andare. Si apre un nuovo scenario e siedi al tavolino “TU” con stanchezza, solitudine e “l’altro”.

    Buona colazione

  26. margueritex ha detto:

    La solitudine non cercata ma subita, spesso produce depressione e quindi anche stanchezza, psicologica e fisica.
    molto interessante il tuo post

  27. Chiara ha detto:

    …la condivisione di parole, pensieri, emozioni allontana la solitudine! ecco io, in questo periodo della mia vita, aderisco perfettamente alla stanchezza, alla paralisi, all’immobilismo del “non fare”….sabato sera ero una delle, purtroppo, poche che hanno avuto la fortuna di ascoltarti dal vivo e non mi sono sentita sola!!!

  28. Il Dominatore di Poteri ha detto:

    Bellissime parole .

  29. prigionieralibera ha detto:

    LA SOLITUDINE se presa come regalo per se stessi può regalarci attimi di preziosa consapevolezza….😉

  30. damiano biscossi ha detto:

    Un film alla ricerca di se’ con ironia c’e’ sempre tempo al cambiamento!

  31. Mr.Loto ha detto:

    Sono al mondo da più di 40 anni ed ho avuto modo di osservare che chi ha imparato a stare solo con se stesso non ha problemi a gestire i periodi di solitudine ( che nella vita capitano a tutti indifferentemente ); per come la vedo io soffrire la solitudine è un’attitudine, una predisposizione d’animo di colui che non ha coltivato il proprio spirito e si trova quindi disarmato quando non ha qualcuno accanto a “sorreggerlo”.

    Un saluto

    • rcavallaretto1 ha detto:

      Sono completamente d’accordo con Mr. Loto; credo anche che, chi impara a vivere da solo ha molta più libertà di chi sostiene di avere bisogno di altre persone accanto per vivere ed oltretutto non condiziona gli altri nelle sue scelte.

  32. melodiestonate ha detto:

    Cara Michela ho visto stamattina un video di una una trasmissione dove sei stata ospite……ti drovo deliziosa, molto garbato il tuo modo di scrivere ed esprimi tanta sensibilità, bello il tuo racconto sulla solitudine…….personalmente ti posso dire che ci si sente soli anche avendo attorno persone che ti vogliono bene……..un bacio

  33. ANTONELLA ha detto:

    Ho paura della stanchezza mentale, non di quella fisica. Di quella stanchezza che ti procura il prossimo nel momento in cui, senza nessuna delicatezza e sensibilita’, ti addossa i suoi problemi. E tu che fai non lo sostieni? Non lo accogli? Non gli dai un consiglio? Non gli tendi la mano?
    Che stanchezza quando non hai la forza di ascoltare nessuno e gli altri non lo percepiscono perche’ a volte sei tu che ti nascondi dietro un sorriso che in realta’ ,in quel momento, non ti appartiene!!!! E allora ben venga la forza salvifica della solitudine che ti consente di riconciliarti con te stesso!!!!!!!
    Antonella

  34. Ponch ha detto:

    Se non ci sentissimo soli ogni tanto non ci sarebbe gusto a fare la Ricerca. E solo chi cerca trova.

  35. FrancescoRoss ha detto:

    Quanto è vero….una stupenda verità! scritta molto bene….

  36. Questa volta, molto sinteticamente, ti dirò che la stanchezza…è un fatto fisiologico o, come diresti Tu, un sintomo…Cosa ci dice il Sé, attraverso il nostro corpo? Forse che avremmo bisogno di coltivare un po di sano ozio, per dare nutrimento e libero sfogo ad una spiritualità che spesso non collima con il “DOVERE”? …
    Per quanto riguarda la solitudine, devo dirti che non mi trovi pienamente d’accordo…Credo, invece, tu possa parlare di “senso di solitudine”…
    Siamo veramente SOLI, solamente di fronte ad una SCELTA.
    Baci.

  37. Dario Petrolati ha detto:

    Ciao Michela,
    la mia solitudine è tante cose assieme
    mi fa compagnia e stringe come notte buia
    quando non mi serve
    e fuggo
    mi assale angoscia nella notte
    solo
    una volta no
    quando mi allungavo nel letto
    e trovavo calore
    ora che mi sdraio malamente
    sul divano per non scoppiare
    la testa di roba letto nel giorno
    lo stomaco che non sa fare
    roba per cui è predestinato
    mi allungo o faccio il contrario
    sempre con la radiolina accesa
    è allora che il primo martedi
    di ogni mese
    per due ore dalle 3 alle 5
    o minimo dalle 3 alle 4
    che cessano tutte le trasmissioni
    RAI
    in quell’ora mi assale un angoscia
    e sento che potrei anche morire
    ma non ho paura
    solo mi sento solo solissimo
    come stesse per finire il mondo
    e del mondo poi
    me ne frego interamente
    la mattina arriva poi tardissimo
    e sempre sarà una bagnata
    giornata di nulla
    vita insipiente vogliosa
    di rapporti
    ma non so quali..
    scusami Michela
    a te un
    abbraccio e più
    dario.

  38. TADS ha detto:

    quando la solitudine è una scelta, per non dire un’esigenza, diventa una fedele compagna. Fortunato è colui che la capitalizza trasformandola in un percorso interiore. Gli altri sono UNA PARTE della nostra vita, non la nostra vita.

    TADS

  39. Gianna ha detto:

    Soli-TU-dine: senza il TU si è soli… Grazie Michela, ti stimo e ti ascolto con gratitudine! Gianna

  40. Lavinia ha detto:

    La mia mano nella mia mano..”bisogna imparare ad accudirsi”…è vero..

    .

  41. handsfly ha detto:

    Non saprei come definire la solitudine in un concetto assoluto poichè penso sia parte inscindibile del nostro io. Siamo semplicemente soli sempre. L’incontro con un’anima affine mi aiuta a volare in dimensioni illusorie di semplicità del vivere senza farmi evolvere, l’amore non corrisposto esalta gli abissi sopiti del mio ego più profondo aprendomi i portoni di lotte idilliache e faraoniche lasciando sempre a me stessa la scelta del come sentirmi vicina alla mia solitudine, del come cercare di migliorarmi a discapito del mio benessere, della mia pace, della mia serenità. Lascio aperto il mio cuore all’Amore, e il tutto assume una forma, prende consistenza nell’offrire me stessa all’altro trovando nella mia sofferenza più viva il migliore atto d’amore accompagnata per mano dalla solitudine mia più profonda. Se smetto di amare la mia solitudine entra nel buio ed io soffro per nulla!

  42. pietro ha detto:

    Da quando nn bevo piu’ (3 anni) provo una solitudine e delusione tale da rendere la giornata tesa.
    Sveglia alle 6 , lavoro , ritiro alle 18.
    Vivo solo ho 35 anni e 13 ne ho passati inutilmente a bere.
    Nn ho grandi pretese non ne vale la pena , mi manca solo una compagna per riprovare quel sentimento chiamato amore.
    Qui c’e’ il problema.
    Ho come immense barricate al cuore.
    Ma che cazzo di vita e’ questa.
    Sino a quattro anni fa credevo che il problema ero io e mi sentivo in colpa. Ora io in colpa nn mi sento piu’ ma solo molto solo si.
    Credo che il contrario della solitudine sia l’intimita’.
    Spero un giorno di ringraziare la solitudine , vorra’ dire che trovero’ la persona per me.

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