La realtà è sempre complessa…

Si chiamava Dictionnaire des écoliers. Era un sito francese nato nel settembre del 2010 per aiutare i bambini delle elementari a diventare “bravi a scuola”. Ed era il fiore all’occhiello del Centro Nazionale di Documentazione Pedagogica (CNDP). Da due giorni, però, il sito non è più accessibile. “Merci de votre compréhension” (“grazie per la comprensione”) si legge quando si cerca inutilmente di consultarlo. Perché il Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso di chiuderlo. Almeno momentaneamente. Visto che negli ultimi giorni, sui social network, si era scatenata una vera e propria polemica. Ma qual’è l’oggetto esatto delle proteste? Perché voler chiudere un sito destinato all’educazione dei più piccoli?

All’interno del programma lanciato dal Ministero della Pubblica Istruzione per combattere l’analfabetismo, il Dictionnaire des écoliers era un progetto ambizioso: pubblicando le definizioni di più di 17.000 parole elaborate, con l’aiuto delle maestre e dei maestri, dagli alunni della quinta elementare, era diventato in poco tempo uno strumento pedagogico interattivo di successo. I bambini che lo consultavano erano veramente tanti. Talvolta da soli. Talvolta con i genitori. Non solo per imparare ad utilizzare le parole. Ma anche per iniziare ad avere alcuni strumenti capaci, col tempo, di aiutarli a ragionare, a fare delle ipotesi, a trovare degli argomenti. Peccato che moltissime definizioni, invece di stimolare lo spirito critico degli alunni, non facessero altro che confermarne molti stereotipi e convalidare tanti luoghi comuni. Che cosa è una donna? Sul sito del Dictionnaire des écoliers la definizione è semplice: “La donna è una madre. Può portare gonne, vestiti e gioielli”. E un padre? Ancora più semplice: “È il capo della famiglia perché protegge la mamma e i bambini”. E così via. Fino a definire l’obeso come “una persona malata talmente grassa da non poter nemmeno camminare”. Niente male per un sito che avrebbe dovuto aiutare i più piccoli a riflettere. Niente male per una paese che ha fatto del programma “ABC dell’uguaglianza” uno dei punti forti della propria politica educativa!

Naturalmente, i bambini che hanno lavorato su queste definizioni non c’entrano nulla. Quando si è piccoli, si dice quello che si sente ripetere in casa e che si osserva attorno a sé. I bambini cercano sempre di andare all’essenziale. E non c’è alcuna malizia, da parte loro, nel credere che una donna sia una persona che porta la gonna, stira i panni e fa la spesa. Mentre l’uomo ha la barba e parla tante lingue diverse. Il problema non riguarda i bambini. È altrove. E concerne proprio gli educatori. Perché se tutte queste definizioni si trovavano su un sito officiale del CNDP, la responsabilità è di quelle maestre e di quei maestri che, lavorando con i propri alunni, le hanno convalidate, considerandole molto probabilmente appropriate e corrette. Ma il compito della scuola non dovrebbe essere quello di aiutare i bambini a decostruire i luoghi comuni e le banalità?

Fino a quando si avallerà l’idea che i lavori domestici sono una prerogativa femminile, che una persona obesa può essere stigmatizzata e che un padre, per definizione, protegge moglie e bambini, non si aiuteranno i più piccoli a crescere. Ossia a capire che la realtà è complessa e talvolta contraddittoria. E che le migliori definizioni sono quelle che non riducono le persone e le cose ad una serie di caratteristiche immutabili, ma quelle che permettono di utilizzare le parole in modo tale che la sofferenza che è presente nel mondo non aumenti, come diceva Albert Camus, ma diminuisca.

(Da Repubblica Sera del 7 novembre)

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18 risposte a La realtà è sempre complessa…

  1. agrimonia71 ha detto:

    Non ho quasi più la forza per sostenere la fatica di scuola, studente e noi genitori che cerchiamo di educarli, per quanto si possa cercare di insegnare il giusto (parlo di adolescente) qualcosa di animale e primitivo rimane sempre..si spera solo di lavorare per avere risultati a lungo termine, invece le gastriti quelle sono immediate

  2. Fulvio Sguerso ha detto:

    E’ vero: le parole agiscono, orientano o disorientano, possono ferire o consolare, aprire o chiudere un orizzonte, dare speranza o disperazione, essere usate a fin di bene o a fin di male, o usate male o abusate, manipolate o accarezzate, maltrattate o rispettate, e, nel caso della poesia, amate e contemplate…Parlare è agire in un senso o in un altro, ma anche tacere è un modo di agire, o meglio, di non agire, che, talvolta, è l’agire (stavo per scrivere l’arma) più efficace…La parola e il silenzio sono come la luce e l’ombra in un quadro: un discorso senza pause è incomprensibile, così una figura, un disegno tutto luce senza nessuna ombra è inconcepibile…La scrittura è la parola pietrificata, che rimane a futura memoria, come queste mie parole che ne contraddicono altre da me dette in altra occasione, in altro tempo, in altro contesto…Chissà se hanno aumentato o diminuito la sofferenza presente nel mondo…E’ più probabile che siano passate senza lasciare traccia, o lasciandone una solo nella memoria del sottoscritto.

  3. elisa ha detto:

    forse bisognerebbe capire e definire prima che cos’è ,chi è un educatore. Se un informatico che gestisce il sito web ragiona dal punto di vista interattivo o punta sulla vera utilità delle parole che pubblica. Quanti educatori ancora agiscono “solo” per il loro ritorno economico e -abbarbicandosi dietro alle solite giustificazioni di tagli e immoralità diffusa- non operano nell’interesse dei minori o peggio ancora, non hanno nulla di umano e di professionale nel loro delicato compito…la realtà vera ci porta spesso a chiederci se sta diventando normale la superficialità e chi invece va fino in fondo è solo un bacchettone.

  4. Damiano biscossi ha detto:

    Il rischio la lasciar fare ai ragazzi il dizionario non si poteva proprio correre….avremo forse scoperto cose nuove e cambiamenti della societa interessanti…
    I ragazzi vedono e guardano tutto….proviamo a non rispondere al posto loro.

    Fare delle domande e darsi delle risposte da soli è il miglior modo per non scoprire il nuovo, l’altro e noi.

    Bella domanda Michela lasciamola aperta con la certezza xhe troveremo cose interessanti!

  5. oriana ha detto:

    Se veramente la scuola e la famiglia, cara Michela, aiutassero i bambini a “decostruire luoghi comuni e banalità”, saremmo veramente a buon punto! Il bambino che osa sfatare banalità viene additato come “strano” e quindi “altro”.Da questa società non ci è piu’ concesso di personalizzare le ns. esistenze, pochi ormai filtrano la realtà con i propri occhi. Oggi non c’è posto per menti brillanti…la nostra cultura è ancora imbevuta di messaggi che mirano alla restaurazione della donna “tradizionale”,donna cioè non troppo scolarizzata, angelo del focolare, grassa(!) di luoghi comuni. Pensa a quante donne (quasi esclusivamente di spettacolo) vengono giornalmente intervistate perché dicano quanto è fondamentale per loro avere dei figli, fare le madri a tempo pieno, rinunciare alla carriera (quale carriera ?). Assistiamo a dibattiti fiume dove la diversità ci viene presentata come pericolo, dove esistono ancora le parole “normale” e “gli altri”. Gli altri ormai sono gli obesi, gli anoressici, gli immigrati, chi non veste alla moda, chi è lontano da “luoghi comuni”.E chi sono i “normali”? chi truffa, chi nega, chi prevarica, chi non si mette in discussione. Il “normale” diffida di tutto ciò che non conosce! ha paura . E come possiamo definire una società che non ama la conoscenza ed il coraggio? ……. Mi auguro , Michela, che i “CIAULA” come te siano sempre di più, che sempre più numerosi diventino “gli altri” pronti a vedere ancora la luna e piangere per la conoscenza e non per il buio…solo allora faremo scrivere ai nostri bambini il nuovo dizionario e alla parola donna troveremo : “essere umano” . Ciao

  6. Dario Petrolati ha detto:

    usare parole
    spiegare ai bambini
    a coloro che debbono solo conoscere
    la verità nel modo più semplice ed onesto
    non è facile
    Comodo e superficiale
    invece la malafede
    per dire parole cose
    che poi daranno confusione
    soffrire da adulti

    Educare aiutare i giovani è un’impegno solenne
    che si deve esercitare con il massimo scrupolo onestà.
    dario.

  7. irene palazzo ha detto:

    E’ allucinante e offensivo che la donna la si paragoni subito alla madre..in verità dalle persone che vedo nel mio studio come psicologae non solo devo dire che molto spesso tantissime donne e ancora di più tantissimi uomini sono realmente convinti che ci sia prima la mamma e poi la donna fino ad arrivare a frasi del tutto false e altamente patogene del tipo: “solo le madri amano.”
    Chi pensa questo purtroppo non sa di essere nella patologia fino al collo e di trasmetterla di generazione in generazione…. A quelli che non ” credono nella psicosicoanalsi mi piacerebbe potergli dire che servono proprio per interrompere questa trasmissione di falsità, di credenze popolari e quant’altro.
    Le madri se amano è perche sanno trattare il pensiero degli altri, figli inclusi diversamente con le teorie sull’amore presupposto non possono fare altro che disonorare il pensiero del bambino che poichè indifeso può solo lasciarsi ingannare

  8. silevainvolo ha detto:

    le parole sono importanti e io lo ricordo sempre alle mie creature urlanti, educo e son maestra. Non bisogna ammaestrare i piccoli alle convenzioni, ma spesso ci si riesce bene, che siano insegnanti o genitori i colpevoli è sempre quello, la fiera del banale. La scuola è ormai regno di conflitti e di vere opere da volontario missionario, tra l’altro se è disgregata qualche disegno per renderla tale è probabile ci sia… è come renderci a noi tutti immuni dal cuore, dal linguaggio che non passa solo dalla testa ma anche dalla pancia. I bambini sono pancia o meglio non ne hanno paura della loro, ma io li vedo in tanti gia programmati per non sentire

  9. stefano ha detto:

    i dizionari sono un’esigenza e allo stesso tempo un vizio degli adulti, di cui un bambino non sente affatto il bisogno. chi ha bisogno di un dizionario dovrebbe usare quelli comunemente in commercio, seppur tutt’altro che perfetti. il dizionario risponde ad un’esigenza di standardizzazione della lingua, fondato su questioni tutt’ora aperte e complesse, come dimostrano gli studi di umberto eco. se di dizionario dei bambini vogliamo parlare, poi non scandalizziamoci se i bambini, nella loro ingenuità e nel loro ancora da compiersi sviluppo evolutivo, emotivo, e intellettuale, fanno delle persone una descrizione caricaturale sadica e grottesca. il mondo dei bambini non ha istituzioni, e anzi mi stupisco che sotto obeso come sinonimo non ci sia ‘ciccione’. mi stupirei del contrario, cioè di vedere un bambino che sa immedesimarsi nei problemi di un altro, o capace di fare una sintesi di quello che può aver portato una persona in una data situazione, come per esempio una madre a fare i lavori di casa (e che magari è felice di farli) con una ‘camus-iana’ capacità di astrazione che certa gente non raggiunge nemmeno a 80 anni. non mi risulta infatti che i bambini sappiano cos’è la metafora. già nell’adolescenza pensare che la definizione di donna come ‘persona che porta la gonna e può portare gioielli’ farebbe pensare ad un ritardo mentale. ben diverso è il discorso quando in una comunità la donna è davvero costretta a portare la gonna, non uscire di casa, compiere solo lavori umili. ma qui non è più una questione di definizioni, perché nemmeno in questi ambiti si definisce la donna come ‘persona che porta la gonna ecc.’ (in genere la si definisce con termini che cominciano per P o per T. ) però proprio perché non la si definisce più così si pretende che abbia un ruolo marginale o peggio servile. il rischio nel voler essere politicamente corretti e di indottrinare i bambini a dire ciò che ci si vorrebbe che dicano (la donna è una stella meravigliosa che ti fa toccare il cielo con un dito?) e poi lasciare che vadano a casa e la riempiano di botte. ‘noi’ cattolici col culto della madonna dovremmo saperne qualcosa…

  10. solounoscoglio ha detto:

    post acuto ed utile, grazie Michela.

  11. Fulvio Sguerso ha detto:

    Che cos’è un dizionario? E’ un libro “che presenta il lessico di una o più lingue, raccolto in ordine alfabetico e corredato di un determinato numero di informazioni (pronuncia, etimologia, categoria grammaticale, definizione o traduzione, esempi d’uso), o anche i termini relativi a un determinato settore, a una scienza, un’arte e simili. Sin. Vocabolario”. Da “Vocabolario della lingua italiana” di Nicola Zingarelli. Ora il lessico è una parte della lingua, ma non è tutta la lingua, e la lingua a sua volta fa parte del linguaggio, ma non è tutto il linguaggio.
    Che cos’è il linguaggio? “Agostino descrive (in Confessioni, I, 8), potremmo dire, un sistema di comunicazione; solo che non tutto ciò che chiamiamo linguaggio è questo sistema. E questo va detto in molti casi in cui sorge la questione: ‘Questa descrizione è utilizzabile o inutilizzabile?’ La risposta sarà allora: ‘Sì, è utilizzabile, ma soltanto per questa regione strettamente circoscritta, non per il tutto che tu pretendevi di descrivere”. Dalle “Ricerche filosofiche” di L. Wittgenstein. Eh sì, la realtà è sempre più complessa di quel che sembra!

  12. Antonia Mattiuzzi ha detto:

    Grazie Michela. Non mi attardo a dire la mia semplicemente perché non ho tempo in questo momento. Il tuo quesito è il più importante di quanti ne hai posti. Grazie Michela.

  13. giorgio giorgi ha detto:

    Educare a non avere paura delle contraddizioni.
    Educare a non essere perfetti a tutti i costi.
    Dare dignità e valore anche al pianto, alla rabbia, alle emozioni e ai pensieri negativi.
    Dare valore all’umanità vera e palpitante, che non è mai unilaterale, ma consiste della relazione creativa tra i diversi, perfino tra gli opposti.

    • stefano ha detto:

      condivido appieno. è spesso la rimozione dalla società dei pensieri e dei sentimenti negativi a fare i danni peggiori. non cominciamo a far censura fin dall’infanzia.. ogni punto di vista ha il diritto di essere discusso…

  14. Pingback: La realtà è sempre complessa… « Annitapoz's Weblog

  15. helios2012 ha detto:

    Non essendo che uomini, camminavamo fra gli alberi
    Spauriti, pronunciando sillabe sommesse
    Per timore di svegliare le cornacchie,
    Per timore di entrare
    Senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

    Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
    Catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto,

    E, dopo l’agile ascesa,
    Cacciare la testa al di sopra dei rami
    Per ammirare stupiti le immancabili stelle.

    Dalla confusione,come al solito,
    E dallo stupore che l’uomo conosce.
    Dal caos verrebbe la beatitudine :

    Questa dunque, è la leggiadria, dicevamo.
    Bambini che osservano con stupore le stelle,
    E’ lo scopo la conclusione.

    Non essendo che uomini camminavamo fra gli alberi.

    Dylan Thomas

    Sono più furba
    di Re Erode
    perché salvo
    i bambini.

    Alda Merini

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