L’amore è tutto? #2

L’inganno più grande è quello del “principe azzurro” o della “principessa rosa” – perché poi, checché se ne dica, ci caschiamo proprio tutti nella trappola delle fiabe, indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale. Ma lasciamo perdere il “politicamente corretto” e cerchiamo di capire un po’ perché si tratta veramente di un inganno. Visto che, nonostante tutto, al principe ci si continua a credere anche da grandi. E non appena, con l’altro, sorgono i primi problemi, ci si rifugia nelle lamentele e nelle recriminazioni: non è lui! non è lei! non è questo che volevo! Prima di andarsene via sbattendo la porta, perché “lui” non è stato capace di ascoltare, “lei” non è stata capace di essere autonoma, “loro” non sono stati capaci di niente. E, sicuramente, da qualche parte c’è un “lui” o una “lei” che ci stanno aspettando. Basta cercare bene. Basta trovarli.

E allora è sempre un ricominciare senza sosta. Ti incontro, mi innamoro, ti idealizzo, mi deludi, mi rendo conto di come sei veramente, ti lascio. Rimproverandoti perché non sei esattamente come pensavo che fossi, non corrispondi a quello che mi hai fatto credere, tra l’immagine con cui ti sei presentato e la realtà c’è un abisso. Mi hai ingannato, e ora ne paghi le conseguenze!

Forse è per questo che le storie “usa-e-getta”, come direbbe Zygmunt Bauman, si accumulano nei cassetti dei nostri armadi. Lasciandoci con l’amaro in bocca dell’ennesima delusione. Ma forse Bauman non ha del tutto ragione quando ci spiega che questo “usare” e “gettare” gli altri è il sintomo più evidente di una società in cui tutto è fatto per essere comprato e consumato. Perché il problema dell’eterno ricominciare, a me, sembra più che altro legato al mito del “principe azzurro”. Quell’ideale che ci siamo costruiti da bambini e cui poi continuiamo ad andare dietro – anche se non parliamo più di principi e di principesse –, convinti che prima o poi incontreremo la persona “giusta”. Ma “giusta” per cosa? “Giusta” per chi?

In amore, il giusto e l’ingiusto non hanno alcun senso. Siamo tutti “giusti” e tutti “sbagliati”. Perché, in fondo, nessuno di noi può colmare il vuoto che l’altro si porta dentro. Quel vuoto che ci abita e che ci tormenta tutti. Quel “qualcosa di assente” cui non si riesce mai a dare un nome preciso e che, nonostante tutto, c’è, e fa male. Il principe azzurro, una volta che diventiamo grandi, è proprio questo: quella persona che dovrebbe essere capace di occupare lo spazio vuoto che abbiamo in noi, esattamente quello e nient’altro. Occupare quel posto che gli abbiamo preparato da sempre. Senza muoversi e senza far rumore. Per mettere a tacere le nostre ansie e saziare i nostri desideri.

E poi? E poi, se veramente qualcuno prova ad occupare quello spazio vuoto e a tacere, allora sì che soffochiamo e moriamo. Almeno da un punto di vista psichico. Oppure è lui che soffoca e muore. Perché rinuncia al proprio desiderio e si trasforma in un semplice oggetto. Come accadeva un tempo alle nostre nonne. Silenziose e mansuete per non disturbare il marito. Prima di rendersi conto che la vita era passata e che, invece di aver trovato il principe azzurro, erano state accanto ad un padrone…

Allora forse è meglio l’usa-e-getta. Perché almeno così lui non si appiccica, e nemmeno io, e quando le cose cominciano a scricchiolare tutti e due possiamo passare al “seguente”. A meno di rinunciare alla perfezione e agli ideali. E smetterla di ingannarci da soli. E fare i conti con chi ci è veramente accanto.

Dalla rubrica “L’amore è tutto?” pubblicata su Vanity Fair del 29 gennaio

 

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12 risposte a L’amore è tutto? #2

  1. Pietro ha detto:

    Sei veramente fantastica!!! Grazie di tutto Michela, sono un uomo di 60 anni e a casa mia sei diventata un mito… Pietro Robusto

  2. rosenuovomondo ha detto:

    è ancora come al tempo delle nostre nonne… pe run po’… poi basta

  3. Stefano Montani ha detto:

    “Sempre sciocco, ingannato, soverchiato, – così, sempre, dev’essere l’amore”
    (dall’ode “Tränen” di Hölderlin)

  4. newwhitebear ha detto:

    E’ vero si idealizza tutto e si cerca di ritagliarlo su misura sui chi ci sta accanto con effetti nefasti.
    Ma tra l’usa e getta, tanto in voga oggi, è il principe azzurro, tanto vagheggiato nel passato, Non si riesce a trovare un compromesso tra questi due estremi? Capisco che parlare di amore è come vole fermare il tempo. Due cose non realizzabili ma trovare un punto di equilibrio tra quello che si vorrebbe e quello che si ha, secondo me, si riesce a raggiungere, Il famoso compromesso. Io rinuncio a qualcosa, l’altro a qualcosa. recrimineremo entrambi ma alla fine si sta bene insieme.

  5. teresa lavarra ha detto:

    L’usa e getta ? Benissimo! Nessun tentativo di cercare forme d’amore diverse dalla passione che ubriaca ? Benissimo! Ma allora bisogna finirla di far figli ad ogni “cambio” . Ogni persona adulta è libera di scegliere per se stessa ma ” far figli ” ha delle conseguenze alle quali, soprattutto dopo i tagli all’Istruzione, gli sportelli d’ascolto nelle scuole non riescono a far fronte…

  6. gianpiccoli ha detto:

    Forse ci si innamora per motivi di chimica ricerca di reazione.
    Bauman un sociologo che analizza la popolazione e gli usi nel loro divenire e trasformarsi. Analizzare l’amore? Ammesso fosse possibile, ritengo che sarebbe assurdo.
    Il meglio o il peggio?
    Fantastico , chi non accetterebbe il meglio? Accettare di riconoscere le qualità ed i difetti, è l’ inizio, prima occorre innamorarsi, e torniamo alla chimica….
    Riempire reciprocamente la parte di vita che manca all’altro, senza segni di protesi sentimentale, questa dovrebbe essere la conquista del futuro per una coppia che intende amarsi.
    Un sorriso
    Giancarlo

  7. mimarzano ha detto:

    Comunque forse non sono stata chiara, ma non faccio affatto l’apologia dell’usa-e-getta… al contrario…

  8. teresa lavarra ha detto:

    Sei stata chiarissima, leggo tutto quello che pubblichi e non mi è difficile seguirti. Sono io che non mi so muovere in questo tipo di comunicazione essendo la prima volta che commento un articolo .La mia unica intenzione era aggiungere un aspetto per me importante ma non ho saputo farlo andare nella direzione corretta, mi scuso.

  9. esiosuperio1957 ha detto:

    Ma alla fine come se ne esce? O non se ne esce affatto?
    Voglio dire, secoli di storia del pensiero umano (il pensare che pensa se stesso) hanno portato “fior di teste a pensare fior di pensieri” sull’Amore, in tutte le sue declinazioni possibili. Eppure andremo su Marte ed oltre (Buzz Lightyear!) e una coppia di astronauti si innamorerà, etero o omo che sarà. Si ameranno, coccoleranno, litigheranno e tutti gli …anno che vogliamo.
    Bisognerebbe essere tutti Vulcaniani del sistema di 40 Eridani A (ma mi sono sempre chiesto come facessero l’amore, e perché (se) lo facessero).
    La razionalità “vulcaniana” ci aiuterà?
    Ma forse il problema non è razionalizzare l’Amore. Forse l’Amore và vissuto, punto. Accettando che non abbiamo difese, salvo negarlo, e siamo esposti alle tempeste che ci crea.
    In un mare calmo ogni uomo è un pilota. John Ray (b1627/d1705)

  10. La viaggiatrice ha detto:

    Tanti amori nati e sfioriti in tempi più o meno brevi. Qualche vago ricordo e talvolta l’oblio assoluto. Il rifiuto. Per me l’amore vero, duraturo l’ho incontrato dopo i quarant’anni e ho subito avvertito che sarebbe stato per sempre. Ha attraversato crisi, incomprensioni, risentito dall’incomprensione, ma attraverso le tempeste si è ancor più saldato. Nel profondo, entrambi sapevamo che la fiamma continuava ad ardere, che allontanandoci era impossibile vivere. Solo la morte poteva dividerci e la morte sopraggiunse, annunciata. Un vuoto, alimentato dai ricordi di una vita intensa, irripetibile.

  11. Armando ha detto:

    …attenti al sano realismo. Come dice Wallace Stevens, esso è l’ultima illusione che costruiamo per difenderci anticipatamente dalla disillusione. Ma in queste regioni, abitate dalla prudenza scambiata per “esame di realtà” non è dato incontrare la case d’Amore. (w. Stevens, Sunday Morning; tr. it. Mattino domenicale e altre poesie. Einaudi
    Tratto da Le cose dell’amore, di Umberto Galimberti.

  12. Michele ha detto:

    Questi miei cari giovani senza un supporto naturale di vita è proprio un vero guaio. Ma come si fà a togliere aria al sentimento chiamato amore ? me lo spiegate ? Cara Michele sei stata enormemete chiara, quello dove si pecca è di non aver pazienza nell’ attesa, utile nel conoscersi e confrontarsi, non è colpa vostra, ma di chi doveva allenarvi ad essere migliori dei nostri genitori che non sento di accusarli. Oggi, ciascuno di noi, ha l’intelligenza, la preparazione, e le capacità giuste per insegnare o essere insegnati nel come gestire un sentimento. Voi giovani non entrate in crisi, dalla vostra parte avete il tempo e l’energia della vostra gioventù, basta solo rallentare la corsa e gustarvi il paesagio che vi trasmetterà bellissime sensazioni, mentre se state in Ferrari, non avete il tempo di trovare ciascuno la propria anima gemella, e sì, quello è amore.
    un caro saluto a tutti voi e noi tutti

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