Le ore passate ad aspettare…

“Vorrei poterti dire che ho tante cose da darti. E invece no. Non ho più niente. Parole, sentimenti, immagini… Niente…”

Una frase buttata lì. Su un foglio di carta stropicciata. Prima di andarsene via sbattendo la porta. Mentre lei non è ancora tornata.

Ripensa a tutte le ore passate ad aspettare anche solo un sorriso. Buttate via anche loro. Perché non serve a niente recriminare l’amore. Non serve a niente fare di tutto per meritarlo…

“Non basta il cielo. Non basta la luna. Non basta nemmeno la terra. Solo il tuo amore”

L’sms gli arriva distratto. Perché tanto non cambia mai niente. Sono solo parole. Ormai lo sa. Sa bene che lei non è capace. Sa bene che non c’è spazio per lui.

Le ore passate ad aspettare hanno distrutto tutto. Tutto tranne la voglia di ricominciare di nuovo. Soprattutto ora che ha incrociato il suo sguardo…

Talvolta passano anni prima di trovare una risposta. Poi il tempo ricuce le piaghe. E risponde. La vita risponde sempre…

 

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Accade sempre quando è troppo tardi…

Nella vita non c’è sempre un perché. Tante cose accadano un po’ per caso. All’improvviso. Inattese. Tante altre non accadono mai. Anzi. Più le si desidera, più si allontanano…

“E se lui torna dopo essere scomparso? Se ti chiama dopo tanti anni? Se ti dice che sei tu la donna della sua vita?”

Accade sempre quando è troppo tardi. Perché non è vero che il tempo non conta. Non è vero che niente cambia. Non è vero che l’amore dura per sempre.

Anche se i ricordi restano intatti. Anche se il passato non passa mai.

Il tempo cancella i contorni di quegli istanti che non finivano mai. Dopo qualche anno, le parole hanno un senso differente. Gli occhi guardano in modo diverso. Il cuore non esplode più… Che cos’era quel “non so che” che mi sembrava unico? Perché lui? Perché io?

Io che aspettavo quella carezza e quel gesto che non arrivavano mai. Io che idealizzavo quel sorriso. Io che lo trasformavo in colui che avrebbe un giorno riparato ogni frattura… Lui che capiva appena. Lui che non c’era. Lui che era “altro”…

Oggi sono io che gli parlo senza capire. Resta solo il ricordo di quei momenti. La gioia e la tristezza che condividevo, in fondo, solo con me stessa… Resta l’eternità di quella storia ormai finita…

Tempo e distanza cambiano tutto. Prima avrei fatto qualunque cosa per restargli accanto. Ora gli sorrido, mentre sto per chiudere la porta…

Ma forse la porta era già chiusa da tanto tempo. Avevo solo bisogno di capirlo…

 

 

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Fragili. Come un foglio di carta stropicciato…

Forse la cosa più difficile è accettare l’alterità. Soprattutto quando si ama. Perché la persona che amiamo, nonostante tutto, è “altro” rispetto a noi. Altro rispetto a quello che vogliamo. Altro rispetto all’immagine che ci facciamo di lei. Semplicemente “Altro”. Rispetto alle nostre aspettative e ai nostri sogni.  Alle nostre richieste e ai nostri bisogni…

E allora sì! È difficile convivere con quest’alterità della persona che amiamo. Quest’alterità che le impedisce di riempire il vuoto che ci portiamo dentro. Quest’alterità che talvolta odiamo perché ci fa sentire inadeguati e vulnerabili. Fragili. Come un foglio di carta stropicciato…

Il vuoto che ci portiamo dentro è sempre lì. Presente e tangibile. Anche quando facciamo finta di niente. Anche quando ci riempiamo di tante cose pur di non sentirlo.

La persona che amiamo può solo sfiorarlo questo vuoto. Può al limite darci l’illusione che un giorno saremo “pieni”. Può spingerci a rincorrere i suoi sorrisi e le sue carezze… E in fondo va bene così…

Perché l’amore è fatto soprattutto di assenza. Attimi di purezza in cui il tempo si ferma, ma che non durano mai. Istanti in cui lo “stesso” e “l’altro” coincidono. Prima di separarsi di nuovo. Prima di ricongiungersi. Prima si svanire… Mentre resta il ricordo dei suoi occhi che ci accompagna per sempre…

 

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You were a friend of mine…

Si riapre sempre tutto. Come se il tempo fosse immobile. Ma è sempre così… Giornate intere che scompaiono. Accanto ad attimi che diventano eternità…

Vorrei che durasse per sempre. Ma che vuol dire “per sempre”? Cosa è “per sempre”?

Ti prego non muoverti. Ancora un attimo… Ma ancora una volta non ci capiamo. Parliamo due lingue diverse. E allora è sempre troppo tardi quando gli prendo la mano. Perché è già altrove. Solo per me quell’attimo dura per sempre.

Mentre i ricordi sbiadiscono e si sbriciolano. E fuori piove. Forse per sempre…

 

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Tutto gira… mentre sono catturata dai suoi occhi…

Gira. Gira. Gira. Tutto gira. Ed io ho in mano l’universo. Il giallo e il verde. Il rosso e il nero… Non so se è esattamente così che scrivo in Volevo essere una farfalla. Ma oggi è così che mi viene in mente quella frase. Mentre aspetto di prendere l’aereo. Mentre ripenso a tutti quegli sguardi che ho incrociato. Mentre fumo una sigaretta dietro la porta a vetri che si apre e si chiude di continuo. Perché tutto gira. Anche se in mano non ho proprio niente.

Tutto gira. Insieme ad una folla di immagini e di istanti. Tutti quei “perché” in sospeso che cercano una risposta. Anche solo una parola… per riparare quel qualcosa che è dentro… per nominare il non-senso…

Tutto gira. Anche se io, quella parola, non riesco proprio a trovarla.

Forse perché sono catturata dai suoi occhi. Attraversata da quell’oceano di dolore che si porta dentro. Mentre sto per lasciarlo andare via…

Tutto gira. Mentre mi allontano con tutto quell’amore che mi invade. E che, nonostante tutto, non merito. Perché non riesco proprio a restituirlo. Anche se mi sforzo…

Tutto gira. Il rosso e il giallo. L’azzurro e il viola. E, nelle mani, solo tanta tenerezza…

 

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La solitudine

La Stanchezza dipende sempre da noi. Da quello che facciamo sempre e comunque, nonostante tutto. Ma anche da quello che evitiamo di fare. Dalle battaglie per allontanarci dal passato e dalla voglia di pianificare ogni istante del futuro…

La solitudine no. Quella ci casca addosso. La subiamo… Perché non basta un sorriso per essere accettati. Non basta essere “adatti”. Non basta sforzarsi…

È difficile aprirsi una strada nel cuore della gente. Quando succede, è il cielo che si squarcia. È il mistero dell’amore. Che accade quando meno te lo aspetti…

“Io sono qui, tu dove sei?” Lo si legge sul viso di chiunque. Lo si indovina nello sguardo rassegnato e stanco. Lo si incrocia per caso nell’angolo buio delle strade…

Nessuno si salva da solo… Ma è sempre da soli che si può imparare ad accudirsi…

 

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Perché scrivere? Cosa sono le parole?

Ho sempre pensato che la scrittura nascesse dall’urgenza. L’urgenza di dire qualcosa che ci si porta dentro e che, prima o poi, non si può più tacere. L’urgenza di dare corpo a quelle parole che si affollano e si impongono. L’urgenza della condivisione e del dono.

Anche se poi, quando si scrive, non ci può solo accontentare di “gettare” a casaccio le parole sulla carta. Perché la scrittura è anche tanto esigente. E allora non tollera gli strafalcioni, la fretta, la mancanza di cura…

Si scrive per lasciare una traccia. Per dire quello che conta veramente. Per trovare le parole adatte. Per colmare un vuoto. Per farsi capire. Per non lasciare che il tempo cancelli i ricordi…

Si scrive perché le parole danno un senso a quello che si vive e che si percepisce. Permettono di ritrovare il filo perso. Aggiungono un tassello al puzzle dell’amore. Anche quando urlano la collera o il dolore. Anche quando rileggendole ci deludono. Anche quando nessuno ha voglia di ascoltarle…

 

 

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