Nell’inferno delle violenze contro le donne…

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà – scriveva Italo Calvino. Se ce n’e uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni e che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige apprendimento continuo: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Nell’inferno delle violenze contro le donne, che abitiamo tutti i giorni, non possiamo limitarci ad accettarlo diventandone parte, fino al punto di non vederlo più. Dobbiamo combatterlo, da un punto di vista non solo personale, ma anche istituzionale. Dobbiamo combatterlo proteggendo le vittime e punendo i colpevoli. Dobbiamo combatterlo, forse prima ancora di qualche altra azione, attraverso la cultura e la forza della ragion critica. Quel pensiero critico che, come ci hanno insegnato tra gli altri Adorno e Arendt, permette di fare a pezzi i pregiudizi, gli errori, i compromessi, le scuse, l’oscurantismo, i ritardi, le ingiurie, la banalità… in una parola, la violenza. Solo il pensiero critico permette di riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno – per riprendere Calvino – non è inferno.

La violenza non la si può eliminare del tutto, l’ho già scritto più volte. La violenza la si può contenere e prevenire. Ma per farlo, dobbiamo sviluppare lo spirito critico attraverso l’educazione. Educazione, educazione e ancora educazione. Per far capire a tutti e tutte, fin da piccoli, che il proprio valore è intrinseco e non strumentale; che ogni persona, a differenza delle cose che hanno un prezzo, non ha mai un prezzo ma una dignità; che la dignità non dipende da quello che gli altri pensano di noi, da quello che gli altri ci dicono o meno, da quello che gli altri ci fanno. Fino a quando una donna crescerà convinta che il proprio valore dipende dallo sguardo che gli uomini portano su di lei o dai giudizi che piovono sul proprio comportamento, non saprà che la dipendenza che la lega a un uomo è la dipendenza che ci lega tutti ai nostri simili, e che dipendere non vuol dire assoggettarsi, e che l’assoggettamento rende schiavi.

Etienne de la Boétie, l’amico di Montaigne, ci ha spiegato i meccanismi della servitù volontaria. Ogni essere umano aspira alla libertà, ma chi non ha mai conosciuto la libertà come fa a capire che la propria condizione di schiavitù non è il frutto della necessità o della natura ma solo quello della dominazione violenta e ingiustificata altrui?

Non si può combattere la violenza se non si educano le ragazze alla consapevolezza del proprio valore e della propria libertà. Esattamente come non si può combattere la violenza se non si educano i ragazzi alla consapevolezza del valore e della libertà altrui.

Educare, educare e ancora educare. Modificando i manuali scolastici e formando gli educatori. Tutto parte da lì, nonostante il disprezzo attuale per la cultura, ingolfati in un mondo del fare – che senza pensiero è solo un agitarsi cieco e sordo a ciò che ci rende umani.

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12 risposte a Nell’inferno delle violenze contro le donne…

  1. newwhitebear ha detto:

    Concordo su quello che hai scritto. Saper riconoscere l’inferno nel quale viviamo ed evitarlo è fondamentale, così come l’educazione a dei valori e alla consapevolezza di quello che siamo è fondamentale fino da piccoli.
    Chiedere il rispetto, pretendere il rispetto e rispettare gli altri sono valori che hanno una matrice universale ma che troppo spesso dimentichiamo.

  2. marcello de bartolomeo ha detto:

    Ma come mai la cultura e il pensiero critico non sembrano oggi più capaci di incidere sui problemi più tragici e acuti della società contemporanea? La loro voce sembra flebile, ma senza di loro non si può pensare di educare. La ragione critica è in crisi? Non esistono più maestri del sospetto?
    D’altra parte se si vuol dare un contributo al compito immane di fare i conti con modelli di comportamento maschile e femminile, che risalgono indietro di alcuni millenni e che sono in crisi e in una fase di cambiamento, capire e trasmettere il senso di ciò che sta accadendo nel rapporto tra i sessi e la posta che è in gioco sono indispensabili pensiero critico e cultura.
    E come operare nella scuola e sugli strumenti che usa perché sia fattore di cambiamento?

  3. rosanna rulli ha detto:

    concordo rosanna rulli

  4. Pingback: Femminicidio e violenza sulle donne, un 25 novembre per sensibilizzare

  5. damiano biscossi ha detto:

    ecco appunto violenza anche nelle parole senza distinzione di sesso in questo caso. Basta smettere di guardare un secondo l’altro che ci si schiera subito sul sei concentrato su di te non vedi più nulla…ma l’altro spero se la saprà cavare da se….senza dover recriminare uno sguardo mancato. Educazione per imparare anche a sopravvivere all’assenza di sguardo altrui e in presenza del proprio che forse ci da proprio molto fastidio. Guardarsi! Provare a farlo…con tutti i rischi di sbagliare …provare…

  6. Giovanni ha detto:

    Infatti, nella letteratura orientale si legge che la causa della sofferenza è l’attaccamento a cio’ che è impermanente, anche l’attacamento alla vita stessa… E’ sul valore della vita umana e di tutto cio che ci circonda che dovremmo fondare una nuova visione dell’economia e dello stato, sul’argomento della violenza, che sia diretta che indiretta come quella esercitata dalle finte democrazia e dagli hub finanziari, esiste uno stupendo trattata analitico scritto da un sociologo matematico: La pace con mezzi pacifici. di Johan Galtung , La versione Italiana è fuori catalogo, la versione inglese si trova su Amazon…

  7. rossodipersia ha detto:

    Trovo interessante il suo punto di vista, quello di smetterla di ripeterci che bisognerebbe educare i giovani uomini al rispetto delle donne, mentre bisognerebbe educare le donne al rispetto di se stesse. Io non entro nel merito dell’attività di Governo ma sono contenta che almeno ci sia una persona con la sua testa, che forse non cambierà il mondo ma almeno lo osserva con attenzione.
    P.S. Sto leggendo il suo ultimo libro e mi sta aiutando a mettere ordine nel mio passato.

  8. sergio bosco ha detto:

    il 25 novembre si ricorda il seppuku di Mishima Yoko; il resto è roba per pennivendole, femministe inacidite e filosofe del basso Lazio…

  9. Dario Petrolati ha detto:

    Ciao Michela,
    il soggetto Inferno , specificato delle donne, io non so come sia fatto e quanto brucino le fiamme e se i guardiani somiglino agli angeli del Guariento.Morale educazione famigliare scolastica istinto , tante son le cose che possono potrebbero spingere il maschio-per modo di dire- avverso la femmina e stracciare vestiti ferirne il corpo.
    Io non credo sia la natura maschile a causare il brutto dolore pessimo .Dobbiamo assistere quatidianamente?.Leggere quotidiani ascoltare vedendo tutte le tv,le offerte della globalizzazione senza senso è tutto un non essere creare confusione specie negli spiriti deboli e l’età conta ormai per modo di dire.Madri che vogliono apparire ragazze e bambine che per una carica di cell. offrono il loro corpo ancora senza forma.Eppoi la detta furbizia e la corruzione e il non sapere chi siamo-fregandocene pure-tutto combina per un prendere senza senso quello che luccica ed po emana cattivo odore.L’igiene mentale e la morale non sono ormai che merce sfatta posata per ingannare l’ore farci sentire diversi altri e ancora piacenti.
    Dal cielo alla terra ove posiamo i piedi c’è solo caos e si spera che la ferita colpisca sempre l’altro.
    La politica attuale e la miseria orrida contribuiscono a darci una spinta per rubare e crederci più furbi:
    siamo ogni giorno sempre più misera cosa, solitudine mista a caotica esistenza senza senso cui teniamo però,tutti vogliono vivere , ma questo non è vivere somiglia a ruggito di una bestia inseguita e ferita.
    Un bell’accapo e lavaggio totale con umile riconoscimento per ripeterci che siamo poca cosa un nulla che fa male ovunque.
    Forse la solidarietà od anche la carità: fermi- non toccare chè siamo da rifare….
    Ciao Michela
    mille cose belle….a te e chi vuoi bene.
    dario.

  10. santamonich ha detto:

    Oggi quello che manca è il coraggio, e mi riferisco al coraggio delle persone “normali” che sono sempre più in empatia con certi fenomeni e al tempo stesso tendono a marginalizzare quelle stesse persone per cui provano pena! Oggi è importante far vedere che c’è qualcosa di bello, essere delle persone per bene, senza giudicare, senza avere pregiudizi, offrire il proprio ascolto, far vedere che nel mondo non ci sono solo persone pronte ad aggredirti a sottometterti. Si è sempre detto, il bene parte da noi stessi, così creiamo il contrasto e la voglia di cambiare in chi vuole dire no. Ma oggi, è l’era del consumismo, dei doppiogiochisti, opportunisti, “mors tua vita mea”, convinti che l’importante è avere robe e del resto non ci importa. Il problema è che non ci sono valori oltre i soldi, l’egoismo, non riusciamo a volare sopra il materialismo e scoprire virtù di se stessi e di altri. E invece? Vizi. Oggi si promuove una vita in cui smartphone e tablet sono il fine di ogni attività perché altrimenti la nostra vita non sarebbe “bella”!
    Io voglio promuovere il concetto di comunità, oggi è importante capire che tra persone ci si può aiutare, si possono conquistare nuove mete. E’ fondamentale rispettare la libertà altrui, è fondamentale imparare continuamente.

  11. Giovanni ha detto:

    Ho avuto la stessa sua sensazione, trovo spesso contraddittoria Michela, come se vivesse all’interno di un conflitto… alle volte anche brutale … ma a me incuriosisce tutto cio…

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